sabato, settembre 22, 2018
Fare un buon menu per ristoranti | FoodiesTrip
Eating Out

5 CONSIGLI PER CREARE UN MENU IRRESISTIBILE

Dietro al menu c’è uno studio. Se Gregg Rapp impiega un anno e mezzo per crearne e testarne uno, un motivo c’è. Noi cercheremo di semplificare e di indicarvi la strada maestra

Ecco il vademecum di foodiestrip per aiutare i proprietari a costruire il loro menu, in modo da rendere più appetibili le preparazioni. Per gli avventori, invece, sarà utile per comprendere quali sono le scelte di marketing dei ristoranti

1. Il font

Il corsivo utilizzato come font del menu, ad esempio, ha un significato simbolico preciso e indica qualità. Dunque, è preferibile usarlo per i vini, e per quei piatti che ritenete i migliori (e magari con il maggior ricarico). Evitate però, font con grazie troppo accentuate, e preferite la semplicità

 2. Il design

Il menu è il vostro biglietto da visita, e quindi deve essere graficamente ben curato. Oltre al logo del ristorante deve considerare l’ordine della lettura dei clienti. L’occhio tende a partire dal centro-destra per poi dirigersi verso sinistra e verso il basso. Di conseguenza è ben inserire le pietanze migliori (e, anche qui, quelle col maggior ricarico) laddove cade l’occhio

 3. I testi

Spiegare un piatto sul menu, sempre secondo una ricerca riportata da un articolo della BBC, permette di aumentare la vendita dello stesso del 27%. Ciò giustifica anche il prezzo: un cliente è disposto a pagare 30 € per una “Bistecca d’Angus del Caucaso marziano, con battuto di nocciole, silice e adamantio”, mentre fa fatica a farlo per una “Bistecca di manzo”

 4. Il prezzo

Per quanto riguarda il prezzo, sia per la posizione in cui metterlo (a fianco o sotto) che per l’ordine in cui posizionare le pietanze, ci sono due scuole di pensiero. La prima vuole che il piatto più costoso sia posizionato per primo, in modo da far apparire gli altri più economici. L’altra consiglia l’esatto contrario, in modo da dare una prima impressione di economicità.

 5. I colori e le foto

Le foto, lo diciamo da subito, sono sconsigliabili per un ristorante (diverso è il discorso per una gelateria). Le fotografie dei piatti, infatti, evocano i menu da fast food. I colori, invece, hanno un preciso significato. Se l’arancione è il colore dell’appetito e invoglia a ordinare, il rosso è quello dell’urgenza, mentre il verde richiama al biologico.

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.