mercoledì, aprile 25, 2018
Eating Out

GLI SPEAKEASY MODERNI, QUANDO L’ANONIMATO È ESCLUSIVITÀ

Dopo quasi 90 anni riemergono dai loro seminterrati gli speakeasy, bar costretti alla clandestinità a causa della vendita illegale di alcolici che si faceva al loro interno

Il periodo del proibizionismo americano è terminato nel 1933, ma quel tipo di club sta rifiorendo in una nuova veste.

L’alcol è legale praticamente in tutto il mondo, ma l’anonimato e alcune vecchie tradizioni sono rimaste. Capita anche negli speakeasy moderni di dovervi accedere tramite una finta anta d’armadio posto all’interno di un negozio etnico, o di dover conoscere la parola d’ordine (anche se non siamo più negli anni ’20, e il passaparola lo si fa sui siti/blog dei locali stessi).

Inoltre, anche gli speakeasy dei giorni nostri possono nascondersi nel retro di un barber-shop, o finiscono per mimetizzarsi dietro una porta anonima di una strada anonima.

Perché quest’insolita scelta dei proprietari? Semplice: per dare un senso di esclusività e far sentire gli ospiti dei privilegiati. Di conseguenza, ai clienti si potrà chiedere qualcosa in più sul conto.

Un’altra novità riguarda i cocktail. Negli anni ’20 ci si accontentava spesso del “moonshine”, il whiskey autoprodotto, mentre il minimo comun denominatore dei moderni speakeasy sono la ricercatezza delle bevande e il libero sfogo della creatività dei bartender.

I nuovi speakeasy stanno prendendo piede in tutto il mondo, e dalle città come Londra, Los Angeles e New York si stanno decentralizzando fino a raggiungere perfino la provincia italiana.

Ma ovunque si trovino, tutti hanno in comune l’esclusività delle frequentazioni e l’elevata qualità della cocktail mixology

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Pierluigi Capriotti
Pierluigi Capriotti è responsabile dei contenuti del blog di FoodiesTrip. Laureato in Architettura, dal 2013 lavora come giornalista. Ha scritto principalmente per Il Resto del Carlino