sabato, giugno 23, 2018
Eating Out

GLI SPEAKEASY MODERNI, QUANDO L’ANONIMATO È ESCLUSIVITÀ

Dopo quasi 90 anni riemergono dai loro seminterrati gli speakeasy, bar costretti alla clandestinità a causa della vendita illegale di alcolici che si faceva al loro interno

Il periodo del proibizionismo americano è terminato nel 1933, ma quel tipo di club sta rifiorendo in una nuova veste.

L’alcol è legale praticamente in tutto il mondo, ma l’anonimato e alcune vecchie tradizioni sono rimaste. Capita anche negli speakeasy moderni di dovervi accedere tramite una finta anta d’armadio posto all’interno di un negozio etnico, o di dover conoscere la parola d’ordine (anche se non siamo più negli anni ’20, e il passaparola lo si fa sui siti/blog dei locali stessi).

Inoltre, anche gli speakeasy dei giorni nostri possono nascondersi nel retro di un barber-shop, o finiscono per mimetizzarsi dietro una porta anonima di una strada anonima.

Perché quest’insolita scelta dei proprietari? Semplice: per dare un senso di esclusività e far sentire gli ospiti dei privilegiati. Di conseguenza, ai clienti si potrà chiedere qualcosa in più sul conto.

Un’altra novità riguarda i cocktail. Negli anni ’20 ci si accontentava spesso del “moonshine”, il whiskey autoprodotto, mentre il minimo comun denominatore dei moderni speakeasy sono la ricercatezza delle bevande e il libero sfogo della creatività dei bartender.

I nuovi speakeasy stanno prendendo piede in tutto il mondo, e dalle città come Londra, Los Angeles e New York si stanno decentralizzando fino a raggiungere perfino la provincia italiana.

Ma ovunque si trovino, tutti hanno in comune l’esclusività delle frequentazioni e l’elevata qualità della cocktail mixology

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.