domenica, maggio 27, 2018
Eating Out

IL FINGER FOOD NEL MONDO

Se il finger food in Occidente ha avuto una storia a sé, ed è oggi stato riscoperto in versione mignon ed igienica, ci sono culture che hanno sempre utilizzato le mani per cibarsi

In Etiopia ed Eritrea, così come in molte culture nomadi o orientali (Cina e Giappone) il cibo viene servito al centro della tavola, e ognuno è libero di servirsi.

Nella cucina etiope, le pietanze vengono avvolte da ogni commensale in un pane, detto Injera. Fatto con la farina di teff (un cereale tipico dell’altopiano etiope) questo pane somiglia piuttosto a una crepe, e permette di accompagnare le tipiche carni speziate (dorowot e segawot) e le verdure.

In Europa le piadine romagnole si avvicinano molto al modo di utilizzo dell’Injera, e il cibo da strada occidentale può essere assimilabile allo zighinì etiope (almeno per la maniera in cui il pane si accompagna alla farcitura).

Il finger food, invece, deve molto alla cultura giapponese, e bocconcini come i roll sono precise derivazioni del maki giapponese (la tipica polpetta concentrica preparata grazie all’ausilio di una sfoglia d’alghe, il nori), tanto che in alcuni locali questi involtini sono detti maki anche se non contengono pesce.

La passione giapponese per il kawaii (le cose piccole), d’altronde, è conosciuta nel mondo e ha tradizioni centenarie, tanto che l’ultima moda nel paese del Sol Levante è il mini-food.

Il finger food, dunque, rappresenta una sintesi di culture, sia per il modo in cui si mangia che per la sua preparazione, e ha una storia diversa per ogni popolo.

 

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.