martedì, dicembre 18, 2018
Eating Out

IL MARITOZZO

Il Maritozzo Day di Roma celebra la storia e la bontà del dolce romano più amato

Il pizza-maritozzo della Pizzeria Sancho con polpo e puntarelle

Il primo dicembre 2018 si terrà il glorioso Maritozzo Day. Il dolce romano sarà festeggiato da più di 40 locali sparsi tra Roma e Fiumicino.

Di come è nato il maritozzo vi parleremo tra poco ma prima lasciatevi allettare dagli eventi che la Capitale organizzerà in questo fine settimana.

L’iniziativa, nata da “Tavole Romane”, metterà gratuitamente a disposizione dei partecipanti fino a 10 maritozzi dolci o salati.

Dolci o salati, vegani o senza glutine. Ma non solo: a Roma, patria indiscussa del maritozzo con la panna, in questi giorni ne troverete di ogni. Dal “pizza-maritozzo” della Pizzeria Sancho ai tanti “maritozzi stellati” come quelli di Christina Bowerman, Riccardo Di Giacinto e Angelo Troiani.

Anche le gelaterie parteciperanno alla festa celebrando il fortunato e duraturo matrimonio tra il dolce e il gelato.

Per seguire l’evento e scoprirne le novità vi basterà seguirlo sui social. Il Maritozzo Day 2018, infatti, ha un hashtag dedicato (#maritozzoday2018) che permetterà ai “maritoneti” di tenere sott’occhio le scorte di maritozzi gratuiti preparati dai tanti locali aderenti all’iniziativa.

La storia del maritozzo a Roma

“La quaresima”

Come io nun zò cristiano! Io fo la spesa
oggni ggiorno der zanto maritozzo.
Io nun cenavo mai, e mmó mme strozzo
pe mmaggnà ott’oncia come vò la cchiesa

Giuseppe Gioacchino Belli

Il sonetto è datato 4 aprile 1833 e Belli vi narra l’usanza del popolo romano di ingozzarsi di maritozzi in occasione della Quaresima. È lo stesso Belli, poi, a spiegare di che tipo di dolce si tratti in una nota a piè pagina: «I maritozzoli sono certi pani di forma romboidale, composti di farina, olio, zucchero, e talvolta canditure, o anaci, o uve passe. Di questi si fa a Roma gran consumo in Quaresima, nel qual tempo di digiuno si veggono pei caffè mangiarne giorno e sera coloro che in pari ore nulla avrebbero mangiato in tutto il resto dell’anno».

Il nome: ” maritozzo “

Nel 1908, il folklorista Luigi Zanazzo descrive le usanze che, probabilmente, portarono alla nascita del nome. Il termine ‘maritozzo’ deriverebbe dalla consuetudine, da parte di mariti e fidanzati, di regalare il dolce alle loro ragazze in occasione di quella che era l’antica giornata degli innamorati, un San Valentino che cadeva il primo venerdì di marzo. Quei ‘paninetti’ avevano una decorazione fatta di zucchero che rappresentava due cuori trafitti. In alcuni casi contenevano anelli e oggetti d’oro da regalare all’amata. “Maritozzo”, dunque, era un appellativo scherzoso e popolare con il quale le mogli chiamavano i mariti.

La nascita del maritozzo

Pare che già ai tempi dell’Impero Romano le donne preparassero i maritozzi per i loro uomini. Si trattava di un pane dolce, molto simile a quello descritto da Belli. Era aggiunto di miele, olio, canditi e uvetta. Era un dolce che poteva mantenersi a lungo e che fu utilizzato anche da braccianti e pastori nel Medioevo. Col passare del tempo divenne l’unico ammesso nel periodo della Quaresima, quando i romani iniziarono a chiamarlo “er santo maritozzo”.

Il maritozzo oggi

Le versioni moderne sono infinite. Per provarne di tutti i tipi, basta andare a Roma in questi giorni e godersi il Maritozzo Day. Il maritozzo classico, però, è più piccolo di un panino, chiaramente dolce, fatto con olio, zucchero, latte e farina. Sempre meno pasticcerie romane usano canditi, uvette ecc. (tradizione rimasta intatta nelle Marche). La farcitura principe rimane la panna montata, nonostante la Nutella stia prendendo sempre più piede e sia ormai un classico anch’essa.

I sonetti

Chiudiamo la descrizione di un evergreen della pasticceria romana con un’altra tradizione romanesca: gli stornelli (o ritornelli). Oltre a quello del Belli (che usava il termine “maritozzo” per indicare l’organo riproduttivo maschile) ce ne sono moltissimi dedicati al dolce romano per eccellenza. Ve ne proponiamo 3, di cui i primi 2 citati sempre da Zanazzo:

Oggi ch’è ’r primo Vennardì dde Marzo
Se va a Ssan Pietro a ppija er maritòzzo;
Ché ccé lo pagherà ’r nostro regazzo.

E dde ’sti maritòzzi:
Er primo è ppe’ li presciolósi;
Er sicónno pe’ li spósi;
Er terzo pe’ l’innamorati;
Er quarto pe’ li disperati.

Il secondo, invece, è “Ode ar maritozzo” del 1964 di Ignazio Sifone:

Me stai de fronte, lucido e ‘mbiancato,
la panna te percorre tutto in mezzo,
co ‘n sacco de saliva nella gola,
te guardo ‘mbambolato e con amore.
Me fai salì er colesterolo a mille,
lo dice quell’assillo d’er dottore,
ma te dirò, mio caro maritozzo, te mozzico, poi pago er giusto prezzo!.

 

Foto tratte da cucina.fanpage, Blog di Kitchensfaby

Ficetola Barbara
Mi chiamo Barbara Ficetola e vissi d’arte. Prima ho frequentato l’Istituto d’Arte, e poi l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Ah, permettetemi di raccontarvi una leggenda. Immaginate una laureanda alla presentazione della propria tesi. Una commissione immancabilmente distratta, al pari della relatrice di tesi. Poi la ragazza comincia a narrare: parla d’arte, e di come farla percepire ai non vedenti del centro bolognese “Francesco Cavazza”. L’arte visuale per eccellenza da una parte, dall’altra chi non può goderne. Leggenda vuole che i ciechi videro, e la relatrice distratta pianse. Strane storie le leggende. Non hanno futuro. Non hanno passato. Ma lasciano visioni del mondo. La mia visione artistica ora la dedico a Foodiestrip. E, promesso, non mi occupo più né di futuro, né di passato, né di leggende.