mercoledì, novembre 14, 2018
Eating Out

SUPERFOOD: COSA SONO E COSA C’È DI VERO

Si fa un gran parlare di superfood. Ma cosa sono i superfood e cosa c’è di vero nel definirli più salutari di altri alimenti?

In poco meno di un mese, a partire dal 1° agosto 2018, sono state 22 le uscite dei quotidiani sul tema superfood. Dalla breve alle passanti (due pagine affiancate) tutte le maggiori testate cartacee italiane hanno dedicato articoli più o meno lunghi al tema.

Sul web, poi, manco a dirlo: siti e sitarelli si sono sbizzarriti e hanno fatto a gara per dare la palma di superfood alle più disparate pietanze.

I pici sono superfood. Il cocco lo era, oggi il suo latte è veleno puro (parola di Karin Michels, ricercatrice di Harvard). L’aronia (che diamine è?) è un superfood; le alghe sono superfood.

Bene, nel calderone c’è di tutto. Ma cos’è questo superfood?

Col termine si indicano alimenti (c’è chi ne contesta l’uso per indicare questi cibi) che godono di proprietà super-nutrienti e dunque apportano super-benefici al corpo umano.

Dunque, abbiamo dovuto attendere l’era più tecnologica della Storia per comprendere che gli spinaci di Popeye esistono davvero.

O no?

In effetti, scientificamente le tanto vantate super-qualità di queste pietanze sono spesso dubbie, create in laboratorio da una nutrita (questa sì, super-nutrita) schiera di marketing specialists.

Secondo studi accreditati, infatti, molti di questi alimenti non meritano la fama di cui godono. In altri casi, quando le qualità e i benefici sono davvero ragguardevoli, non sono dissimili da altre contenute in cibi meno modaioli, esotici e, guarda caso, costosi.

Qualche esempio…

Le bacche di Goji, miracolose bacche cinesi hanno fama di incrementare la libido, rinforzare il sistema immunitario e apportare benefici di ogni tipo.

Bacche di Goji

Che c’è di vero? È vero il fatto che le bacche di Goji hanno alti livelli di zeaxantina (7,38 mg per 100 grammi di prodotto), un enzima che combatte la degenerazione dei tessuti oculari. Purtroppo, però, gli spinaci ne contengono addirittura 12 mg ogni 100 grammi. E la vitamina C? Il limone vince a mani basse. Il prezzo? 16 euro al kg per le bacche, 1 o 2 euro per gli spinaci.

Quello delle bacche di Goji è solo un esempio ma la storia si ripete con altri prodotti esotici, utili più ai vegetariani, i quali devono assimilare necessariamente determinati principi nutritivi che gli onnivori ottengono in maniera più tradizionale.

Si pensi alle alghe commestibili che non hanno particolare valore per quanto riguarda il contenuto di calcio, iodio e ferro (per tutti e tre i principi nutritivi ci sono alimenti ben più dotati e meno costosi) mentre sono importanti, in una dieta vegetariana, per il loro contenuto di vitamina B 12.

Alghe commestibili

Inoltre, la tendenza superfood può apportare benefici economici anche a quelle zone che, tradizionalmente, si occupano di colture minori.

È il caso della Puglia e del cavolo riccio, il kale americano che negli States, dal 2013 ad oggi, ha visto aumentare del 40% il proprio giro d’affari.

Il cavolo riccio

Ortaggio che sembrava ad un passo dall’estinzione, la svolta salutista delle società occidentali gli ha ridato giovinezza. Grandi chef lo utilizzano per le loro ricette e celebrità ne fanno largo uso (Gwyneth Paltrow, Sarah Michelle Gellar e Heidi Klum ne sono appassionate sponsor).

I suoi reali benefici? Rilascia glucosio e isotiocianati, stimolando enzimi dall’effetto anti-cancerogeno. Niente di trascendentale, però, rispetto ai suoi parenti stretti. Anzi, i cavoletti di Bruxelles hanno più del doppio dei glucosinati del cavolo riccio. Meglio non dirlo, però: le tendenze fanno bene ai mercati più di quanto ne facciano a noi salutisti da Vogue.

 

Crediti: Focus

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Ficetola Barbara
Mi chiamo Barbara Ficetola e vissi d’arte. Prima ho frequentato l’Istituto d’Arte, e poi l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Ah, permettetemi di raccontarvi una leggenda. Immaginate una laureanda alla presentazione della propria tesi. Una commissione immancabilmente distratta, al pari della relatrice di tesi. Poi la ragazza comincia a narrare: parla d’arte, e di come farla percepire ai non vedenti del centro bolognese “Francesco Cavazza”. L’arte visuale per eccellenza da una parte, dall’altra chi non può goderne. Leggenda vuole che i ciechi videro, e la relatrice distratta pianse. Strane storie le leggende. Non hanno futuro. Non hanno passato. Ma lasciano visioni del mondo. La mia visione artistica ora la dedico a Foodiestrip. E, promesso, non mi occupo più né di futuro, né di passato, né di leggende.