giovedì, novembre 15, 2018
Coperto ristorante - Foodiestrip.blog
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IL COPERTO: COS’È E COME VALUTARNE LA CORRETTEZZA

Il "coperto" è una voce del menu tipica dei ristoranti italiani. Ma come è nato? Cosa comprende? E soprattutto: come si può valutarne la congruità?

Una delle ultime tendenze della ristorazione è quella di non utilizzare la tovaglia. Si mangia direttamente sul tavolo (per quanto ci è dato di sapere, i piatti si usano ancora…). Eppure, il coperto lo si paga lo stesso. Discorso simile si può fare per chi usa tovaglie e tovaglioli usa e getta.

In questi casi pagare il coperto può dare realmente fastidio, perché il prezzo del coperto va commisurato ai servizi che lo compongono.

Ma da quali servizi è formato il “coperto”? Cos’è? Quando è nata l’usanza?
E soprattutto: è giusto pagarlo?

Il coperto comprende tutti quegli aspetti che sono di contorno alle vere e proprie preparazioni culinarie. Nel prezzo del coperto, dunque, vanno comprese la pulizia delle stoviglie, delle posate, i bicchieri, la tovaglia, i tovaglioli e, in caso si tratti di un grande ristorante, di tutte le apparecchiature formali. A ciò, alcuni aggiungono il prezzo del pane, del sale e dei condimenti in genere, quelli cioè che trovate già sul tavolo o vi vengono messi a richiesta.

Coperto ristorante

Anche pane, sale e pepe, quindi, fanno parte del coperto?

In alcuni casi, sì. Il fatto è che ogni ristoratore fa ricadere in questo servizio tutto ciò che più gli aggrada.

Lasciando da parte la considerazione tecnica su quanto convenga ad un ristoratore il mantenere la voce “Coperto” sul menu (tratteremo il tema nel prossimo articolo in uscita lunedì 12 novembre 2018), non c’è dubbio che in alcuni casi per noi clienti possa risultare davvero fastidiosa.

Il coperto, infatti, ha origini storiche ben precise e l’usanza risale al Medioevo, quando viaggiatori e pellegrini (o anche i contadini giunti in città per commerciare i loro prodotti) portavano con sé il fagotto con le cibarie da consumare fuoricasa.  In quel contesto, trattori e locandieri offrivano la possibilità di far mangiare ai clienti il loro pasto al “coperto” appunto, dando loro posate e un tetto durante il pasto.

Una forma moderna di antico coperto può essere considerata la mensa scolastica. La Corte d’Appello di Torino ha dato ragione a dei genitori in una famosa sentenza, poi definita del “panino libero”, nella quale ai bambini fu permesso di portare il proprio cibo da casa e usufruire soltanto dell’acqua, del pane e della pulizia delle stoviglie.

Ma al di là delle mense scolastiche e di alcuni casi limite (come quelli di cantine e osterie che ancora permettono ai clienti di portare con sé il cibo per guadagnare solo con le bevande), il coperto si paga praticamente ovunque.

Ovunque, sì, ma in Italia. Negli altri Paesi non si usa far pagare servizi ulteriori e il coperto è compreso nel prezzo del menu. In Francia, ad esempio, è così fin dal 1987, quando un decreto lo stabilì definitivamente.

Anche in Italia, per la verità, qualcuno ha provato a normare la questione. Nel Lazio, ad esempio, fin dal 1995 non è possibile far pagare il coperto. A parte, invece, si fanno pagare servizio e pane.

Ora, come può regolarsi un foodie di buon senso quando si trova di fronte il costo del coperto?

Facile: se è di buon senso, il foodie è bene lo dimostri.

Coperto ristorante: cosa è?

Anche il coperto, infatti, fa parte della valutazione generale del locale e non si faccia l’errore di pensare che un ristorante senza la voce del coperto sul menu sia più economico di un altro. Se, infatti, sulla carta non ne compare il costo, è certo che quest’ultimo sia compreso nel prezzo delle portate. In aggiunta, se il ristorante sbandiera il fatto di non farlo pagare, è bene tenere a mente che si sta solamente abbandonando a una pubblicità di bassa lega.

Il discorso cambia nel caso in cui, al momento del conto, riteniate spropositato il costo addebitatovi per i servizi. Dovrete dunque valutare il tipo di locale che avete frequentato: 10 euro di coperto sono una follia per una trattoria mentre potrebbe essere accettabile per uno stellato Michelin, nel quale i camerieri vi servono in guanti bianchi e le tovaglie sono di mussolina finissima ottocentesca.

Ciò non vuol dire, però, che dobbiate accettare i 10 euro di coperto in un grande ristorante solo perché si tratta, appunto, di un grande ristorante. Un coperto spropositato, infatti, non si giustifica comunque se le tovaglie non si usano (oggi, come detto, mangiare sulla superficie nuda del tavolo è di tendenza). E soprattutto, è davvero sensato che la voce “Coperto” sia a parte quando si è scelto un menu degustazione? No, non è sensato, e anzi è palesemente un modo per far sembrare meno costosi i piatti al momento della lettura della carta.

In conclusione, il coperto deve essere giustificato realmente dalla qualità del servizio. I ristoranti e la loro serietà possono essere valutati anche dalla trasparenza e dal modo in cui ne gestiscono i prezzi del coperto, la cui permanenza nel menu ha radici storiche che, forse, possono essere tagliate a breve (ad esempio Matteo Renzi, prima di diventare Presidente del Consiglio, ne propose l’abolizione…).

Alessio Poliandri
Mi chiamo Alessio Poliandri. E sono un informatico. Oltre che “business brother” di Fabrizio Doremi con cui oltre all’anno di nascita, condivido la fondazione di Wiloca, quella di Foodiestrip e tutta una serie di passioni che solo noi nerd possiamo capire. Ad esempio il tema di Star Wars. Per voi è una colonna sonora. Per noi è un inno. Con un rituale di iniziazione all’interno.