mercoledì, novembre 14, 2018
Foodies Legends

IL PROIBIZIONISMO: COME LA STORIA CAMBIA LE NOSTRE ABITUDINI. PARTE 2°

Parliamo di: Al Capone, borsalino, parti negli speakeasy, party negli speakeasy, speakeasy senza prohibition, mitragliatori Thompson, “chiaro di luna”, finger food. Parliamo di Proibizionismo, e qualcosa abbiamo già detto

Sunto del primo tempo (dove si è parlato di Prohibition Party, Rockefeller, lotta di classe e assalti ai treni): il proibizionismo americano entrò in vigore il 16 gennaio 1920. Le premesse erano nobili: limitare il consumo di alcolici, divenuto una piaga in tutto il paese. Il bando fu sponsorizzato politicamente dalle Società di Temperanza, ed economicamente da magnati del calibro di Rockefeller e Ford. Purtroppo, però, il proibizionismo non fece altro che lasciare il controllo degli alcolici alla malavita.

Secondo tempo

Al Caponeborsalino in testa e sorriso da uno che è finito in galera per evasione fiscale e non per la strage di San Valentino del 1929, è stato il capo indiscusso del traffico degli alcolici a Chicago e in gran parte degli USA.

La malavita riforniva i locali nascosti detti speakeasy, e manteneva la gestione del mercato con l’uso della violenza (da qui, l’immagine del gangster “Sei solo chiacchiere e distintivo” con sigaro in bocca e mitragliatore Thompson in mano).

Negli speakeasy (il cui nome deriva dalla necessità di parlare a bassa voce, poiché i locali erano ricavati in seminterrati e tenuti nascosti ai più) si consumavano alcolici che spesso erano stati prodotti in loco, e che nei festeggiamenti per il capodanno del ’26 portarono alla morte di 47 persone. Si calcola che metà degli alcoolici venduti fossero autoprodotti, e una bevanda nota come “Jake” causò la paralisi di 15.000 persone. Gli autoprodotti di migliore qualità, invece, erano detti “moonshine” (chiaro di luna), ed erano whiskey che venivano travasati ancora limpidi in contenitori di ceramica dura.

Gli speakeasy si differenziavano dai blind pig, o blind tiger, per il diverso tipo di frequentazione (nei primi c’era anche un dress-code, e l’estrazione sociale degli avventori era più elevata) e per il metodo di somministrazione degli alcolici. Nei blind pig, invece, il cliente pagava un biglietto da 25 cent per vedere <<un maiale della Groenlandia>> e vedersi “offrire” un gin cocktail.

Un’altra caratteristica degli speakeasy era legata al cibo. Come detto nell’articolo sul finger food, infatti, in questi club era possibile accompagnare la bevanda con degli stuzzichini, pensati appositamente per essere mangiati in piedi e per non creare problemi al personale di servizio nei momenti di massimo affollamento. In più riempivano lo stomaco, e contribuivano a mantenere tale il “parla-piano”, impedendo una rapida sbornia agli avventori.

Chiaramente, questi locali furono fortemente avversati dalle sostenitrici della Temperanza come Pauline Morton Sabin, e lo slogan anti-speakeasy metteva in guardia le donne dal pericolo di far nascere i propri figli a contatto con certi ambienti.

Il fallimento del proibizionismo fu decretato dal Presidente Roosevelt, che lo abolì nel 1933, creando di conseguenza 1 milione di posti di lavoro e lasciando disoccupato Mr. Capone.

 

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.