martedì, dicembre 18, 2018
Foodies Legends

LA PIZZERIA PIÙ ANTICA DEL MONDO

L’Antica Pizzeria di Port’Alba è la pizzeria più antica di Napoli. Di Napoli, e quindi, del mondo

Via di Port’Alba con le caratteristiche bancarelle di libri

Le bancarelle di libri antiquari si assiepano per tutta via di Port’Alba e chiazzano il percorso fino a Piazza Dante.

Sul basolato Napoli si muove e si ferma ad aprire libri, li sfoglia e li annusa come consiglierebbe Claudio Maria Messina che, nella sua “Guida ragionata alle librerie antiquarie e d’occasione d’Italia”, ne segnala parecchie proprio nella zona di Port’Alba.

Dai libri sale un odore antico. Non è stantio, non è polvere. È cultura. Ma il sapore dei libri si stempera nel profumo della pizza, quella che esce dal forno della decana delle pizzerie napoletane.

La più antica pizzeria di Napoli e, quindi, del mondo: l’Antica Pizzeria di Port’Alba.

Dal 18 della via omonima, dal 1738 esce sempre lo stesso odore di pizza, che tutt’oggi, di giorno, è esposta in una vetrinetta nel formato classico da strada, quello a portafoglio. Il proprietario attuale, Gennaro Luciano, come ogni napoletano e (ancora di più) come ogni pizzaiolo sempre attento e legato alla tradizione, si rifiuta di togliere il banco che dà sulla via. A Monica Piscitelli ha dichiarato: «Avremmo potuto eliminarlo da tempo, ma la Pizzeria Port’Alba non sarebbe più la Pizzeria Port’Alba se non ci fosse più quella vetrina lì fuori. Ci sono passati, a mangiarla, i nostri clienti da studenti, e oggi tornano con i nipotini».

La pizzera Port’Alba con la vetrinetta esterna

Gennaro Luciano sa cosa vuol dire proteggere una tradizione e, di conseguenza, salvaguardare storia e radici. Lui ha ereditato questa manciata di tavoli su via, un forno e una cucina a piano terra più un paio di salette al primo piano e li conserva come lascito storico di una famiglia, i D’Ambrosio, che fondarono la pizzeria 3 secoli fa. Tramite un matrimonio, i Luciano divennero i principali gestori a partire dagli anni ’40.  Ah, sì, gli anni ’40 del ‘900: si rischia di far confusione per un locale che di “anni ‘40” ne ha avuti tre; ‘700, ‘800, ‘900.

Nel ‘700, quando fu fondata la pizzeria, il locale si fermava al piano terra. Si trattava di un forno costruito in pietra lavica vesuviana, accompagnato da un piano in marmo per la preparazione delle pizze e di uno spianale per appoggiare le “stufe”, un recipiente cilindrico in rame stagnato per tenere calde e consegnare le pizze. In quegli anni, infatti, la pizza si vendeva per mezzo degli ambulanti che portavano queste stufe in giro per il centro e rientravano al forno esclusivamente per rifornirsi.

La pizza a “portafoglio”, il cibo di strada per eccellenza di Napoli

Nel 1830, però, la pizzeria era già quella odierna, con posti a sedere e salette superiori. Il successo era stato certificato già qualche anno prima e il comune di Napoli, in un certo senso, era dovuto correre ai ripari. Il 19 gennaio 1796, infatti, il tribunale borbonico appose una targa proprio di fronte alla pizzeria, visibile ancora oggi. La minaccia era quella di una multa pecuniaria nel caso il commercio di generi alimentari avesse creato problemi al passaggio di pedoni e carrozze:

Port’Alba o Porta “Sciusciella”

[…] convenendo al comodo e buon servizio publico che l’atrio di porta suscella (così era chiamata Port’Alba dai napoletani a causa di un albero di carrube che sorgeva nei pressi, ndr)sia sgombro e sbarazzato affatto di tal che sia sempre libero il passaggio dé cittadini delle carrozze, e delle altre vetture; perciò avendo avuta notizia ch’esso atrio continuam[ente] venga ingombrato da venditori de commestibili, quindi ciè paruto di fare il presente bando col quale ordiniamo a tutt’e qualsivog[lia] persone che non ardiscano da oggi in avanti tenere nel suddetto atrio posti, sporte ed altri simili imbarazzi sotto pena di duc[ati] 24 […].

Negli anni, la pizzeria di Port’Alba conobbe e ospitò studenti che poi divennero uomini decisivi nella Storia D’Italia. Dal giovane Francesco Crispi ad Antonio Cardarelli (uno dei più grandi clinici d’Italia, del quale l’Ospedale di Napoli porta il nome), da Salvatore Di Giacomo, autore di “Era de maggio”, a Gabriele D’Annunzio, che pare abbia scritto la sua “A’ vucchella” proprio sui tavoli della pizzeria e i cui versi sarebbero apparsi su “Il Mattino” del 7 settembre 1903, per poi essere musicati da Francesco Paolo Tosti.

Ma non solo la stesura di “A’ vucchella” è avvolta nel mistero e intrecciata alla storia della pizzeria di Port’Alba. Una leggenda metropolitana, infatti, è sorta nei pressi della porta. Proprio dove sorge la pizzeria, nei primi anni del ‘600 dimorava una giovane bellissima, Maria “A’ rossa”, detta così per il colore dei capelli. Maria si innamorò di un giovane, Michele, con il quale si sposò dopo 6 mesi di fidanzamento. La felicità durò poco. Si narra, infatti, che il ragazzo fu colpito da un maleficio proprio in via di Port’Alba. Maria impazzì, si diede alla magia, agl’intrugli e alle messe nere: finì così per essere condannata dall’Inquisizione e fatta morire d’inedia sotto Port’Alba (qualcuno dice che il gancio ancora visibile sia servito per la sua gabbia). Maria, però, non si decompose: la Morte s’accontentò di pietrificarla. Naturalmente, la “Rossa” si aggira ancora oggi per la via…

Piazza Dante, termine di via di Port’Alba; si notino anche qui le bancarelle di libri

Oggi, l’Antica Pizzeria di Port’Alba continua a respirare e a battere assieme al cuore di Napoli e ai frequentatori del quartiere e della via che va da Piazza Dante a Piazza Bellini. Oggi, i libri attraggono ancora studenti e qualche accademico. Davanti alla pizzeria ci si fermano attratti dall’odore secolare, senza sapere che è secolare quella stessa attività. Inconsapevoli di far parte di un rito ininterrotto, in quel luogo e con quei sapori, da 300 anni a questa parte.

Antica Pizzeria Port’Alba
Via Port’Alba 18, Napoli

Credit lucianopignataro.it
Foto credits Jonathan Hood, Roberto Taddeo, Ho visto Nina volare

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.