mercoledì, novembre 14, 2018
Foodies Legends

L’ASSENZIO: UNA STORIA MAUDIT

L'assenzio farà davvero di voi il nuovo Rimbaud?

Non so se avete avuto un compagno di scuola che, in adolescenza, sognava di diventare scrittore. Bè, io l’ho avuto, e nel tempo il mio amico scrittore ci è diventato davvero.

Comunque, a 17 anni, atteggiarsi a scrittore voleva dire:

  •  Mettersi nei corridoi della scuola, a ricreazione, e leggere Baudelaire, sperando di essere notati dall’amore di turno
  •  Passare il weekend ad affogare il “male di vivere” nell’alcol (oddio, affogare… E’ più corretto dire “bagnare appena” questo male-di-vivere-che-non-c’è con un paio di bicchieri di Lancers, per poi fingersi irrimediabilmente ubriachi)
  •  Comprarsi tutto il necessario per preparare l’ASSENZIO

L’assenzio, infatti, appariva come un nettare tanto miracoloso quanto pericoloso, capace di trasformare un adolescente insicuro e brufoloso in un maudit di provincia.

L’assenzio moderno fu distillato da Pierre Ordinaire, un medico francese in fuga dalla Rivoluzione, nel 1792 a Couvet, in Svizzera.

Fu proprio in Svizzera, infatti, che Ordinaire trovò l’assenzio (o artemisia) maggiore, di cui si conosceva l’impiego nell’antichità e che Benedetto Carpano aveva sfruttato, sei anni prima, nella preparazione del Vermut (il cui nome deriva appunto dal termine tedesco utilizzato per indicare l’assenzio maggiore).

Il liquore del medico francese divenne ben presto conosciuto a Couvet come toccasana, e assunse velocemente il soprannome di la Fee Verte, la Fata Verde.

Sarà stato anche per un soprannome così affascinante che la boheme parigina di fine ‘800 elesse l’assenzio a propria bevanda ufficiale.

Una bevanda di 60° circa, contenente anice verde (solo nei peggiori si usa anice stellato), foglie di assenzio maggiore e un’infinità di altre erbe, diverse per ogni distilleria, è divenuto in quegli anni (gli anni di Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, di bohémien e flaneur) un simbolo perdurante nei secoli.

L’assenzio si serviva come faceva il mio amico scrittore: al liquore si aggiungeva dell’acqua che veniva versata sopra la zolletta di zucchero, a sua volta appoggiata su un cucchiaio forato posto all’imboccatura del bicchiere. Lo zucchero, in questo modo, finisce per sciogliersi e dare all’assenzio il caratteristico colore lattiginoso. Un altro metodo (più cinematografico, e per nulla avallato dagli esperti) prevede l’utilizzo dell’assenzio stesso al posto dell’acqua, e alla zolletta si dà fuoco.

Di leggende sull’assenzio ne sono fiorite un’infinità, ma del suo ruolo nell’immaginario collettivo (che è molto più importante di quanto si possa pensare) e dei miti che ha alimentato parleremo nel prossimo articolo.

 

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.