mercoledì, dicembre 12, 2018
Foodies Legends

LE ORIGINI DIBATTUTE DEL TIRAMISÙ

Il tiramisù è uno dei dolci italiani più apprezzati al mondo. Eppure le sue origini sono avvolte nel mistero. La preparazione, poi, prevede infinite varianti

Il tiramisù nasce intorno agli anni ’60 del Novecento. Prima degli anni ’70 non ci sono tracce di questo dolce in nessun trattato di cucina, e il termine compare nei vocabolari italiani appena negli anni ’80.

La paternità della ricetta è anche dibattuta. Facciamo prima ad elencare le ipotesi:

  1. E’ nato in Carnia, all’Albergo Roma di Tolmezzo negli anni ’50, creato da Norma Pielli e Beppino del Fabbro
  2. È nato nel goriziano, a Peris, nel ristorante “Il Vetturino”
  3. “El Toulà” e “Al Fogher“: uno di questi due ristoranti trevigiani hanno dato i natali al dolce
  4. Vede la luce al ristorante “Alle Beccherie” di Treviso, gestito dalla famiglia Campeol, ad opera di un cuoco pasticcere che aveva lavorato in Germania, Roberto “Loly” Linguanotto

Quest’ultima ipotesi sembra la più accreditata. Linguanotto partì dallo “sbatudin“, un composto di tuorlo d’uovo sbattuto con lo zucchero, utilizzato comunemente dalle famiglie contadine come ricostituente, a cui venne semplicemente aggiunto del mascarpone.

La ricetta originale del tiramisù prevede i seguenti ingredienti: biscotti savoiardi, tuorli d’uovo, zucchero, caffè, mascarpone e cacao in polvere.

Nella ricetta delle origini, dunque, mancano i liquori, la panna e/o l’albume montato.

Anche l’origine del termine tiramisù è dibattuta. Chi crede che il dolce sia nato in Piemonte fa risalire il nome a un omaggio a Cavour e all’incentivo che il tiramisù doveva dare all’unione dell’Italia. Altri addebitano il  nome alle sue capacità energetiche, altri ancora a quelle afrodisiache…

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Ficetola Barbara
Mi chiamo Barbara Ficetola e vissi d’arte. Prima ho frequentato l’Istituto d’Arte, e poi l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Ah, permettetemi di raccontarvi una leggenda. Immaginate una laureanda alla presentazione della propria tesi. Una commissione immancabilmente distratta, al pari della relatrice di tesi. Poi la ragazza comincia a narrare: parla d’arte, e di come farla percepire ai non vedenti del centro bolognese “Francesco Cavazza”. L’arte visuale per eccellenza da una parte, dall’altra chi non può goderne. Leggenda vuole che i ciechi videro, e la relatrice distratta pianse. Strane storie le leggende. Non hanno futuro. Non hanno passato. Ma lasciano visioni del mondo. La mia visione artistica ora la dedico a Foodiestrip. E, promesso, non mi occupo più né di futuro, né di passato, né di leggende.