giovedì, giugno 21, 2018
Foodies Legends

MITI DA SFATARE: IL PREZZO DI UN CAFFÈ

Un caffè? Un euro. Chiaro. Siate sinceri: pagare un 1,20€ per un elisir di concentrazione o una pausa a lavoro vi farebbe borbottare, scontrino in mano, per una trentina di secondi. Poi, tornati in ufficio o ripresa la vostra compagna sottobraccio, comincerete a disquisire su quanto sia scorretto il proprietario, perché <<a questo ladro un caffè costa 20 centesimi e blablablabla…>>

Ok, avete ragione su un punto: in macinato, un caffè costa circa 20 centesimi ai bar.

Secondo i dati FIPE, un kg di caffè costa in media 21€ al bar, e per un espresso ci vogliono circa 7gr di macinato. Con un chilo si fanno quindi 142 tazzine, che scendono a 130 perché i bar aprono presto la mattina e i baristi hanno sonno quanto voi.

Ora, però, è bene fare attenzione: negli ultimi mesi il prezzo dell’espresso è aumentato, poiché aumentati sono i costi di gestione. Alla fine, tolto dall’incasso il prezzo del caffè torrefatto, quello del lavoro, l’affitto ecc., al barista rimane un utile lordo di 15 centesimi.

Come al solito, quindi, conoscere aiuta a capire. E far conoscere il valore di un caffè potrebbe aiutare anche i proprietari di bar.

Ci spieghiamo: un caffè può costare anche 1,50€, ma il prezzo va giustificato informando il cliente della qualità e dello studio che c’è dietro un espresso.

Si consideri, infatti, che il livello qualitativo medio di una tazzina in Italia è quello descritto in questo servizio da REPORT. Di qui, diffidate dagli esperimenti di quei bar che fanno pagare un espresso 50 centesimi: sono escamotage che non appagano il palato e non giovano ai bilanci dei locali.

Solo informandosi (e informando) sulle varie miscele, sui metodi di preparazione e ricercando le migliori torrefazioni sarà possibile spingere la clientela a spendere di più per un caffè, e sottolineare la propria identità rispetto agli altri bar. In fondo, l’espresso è un simbolo tricolore, e varrebbe la pena spendere 50 centesimi in più per far sì che ne torni ad essere un’eccellenza.

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.