venerdì, luglio 20, 2018
Foodies Legends

MITOLOGIA DELL’ASSENZIO

Nato in pieno Terrore francese (1792), l’assenzio è divenuto famigerato un secolo dopo, quando ha cominciato a far parte dell’armamentario maudit, come la Fender Stratocaster per Hendrix.

La creazione del medico francese Ordinaire ha finito per rappresentare un intero movimento, quello bohemien, al quale tutt’oggi si fa risalire l’estetica dell’artista geniale e tormentato, che affoga la propria brillantezza nell’alcol e nelle droghe.

Come Hemingway, questi artisti sembravano “incapaci di convivere con il loro genio”, e questo messaggio (negativo, e anche riduttivo nei confronti dell’arte) è giunto fino a noi, tanto che al nostro compagno di Liceo bastava comprare una bottiglia di assenzio e un cucchiaio forato per sentirsi il nuovo Rimbaud o il nuovo Pazienza.

È inevitabile, dunque, che in una società che si nutre di antieroi, l’artista bello (e magari anche bellissimo, altrimenti chi sarebbe disposto a sorbirsi questo tipo di retorica?) e maledetto, finisca per rappresentare un’icona vendibile e, anzi, di sicuro successo.

È anche grazie a questo che negli anni ’90 del Novecento l’assenzio è commercialmente rinato, dopo essere stato bandito per quasi un secolo.

Per bandirlo, però, furono necessarie anche alcune leggende, per lo più imbastite dai commercianti di vino, che vedevano nella “Fata Verde” un pericoloso competitor.

I primi due miti sono interconnessi:

Il primo fa dell’assenzio una sostanza allucinogena. In effetti, il liquore contiene tujone, che in dosi massicce può provocare epilessia, delirium tremens e, in casi estremi, addirittura la morte. Fortunatamente queste dosi sono irraggiungibili consumando assenzio.

Il secondo narra il bando dell’assenzio come causato dalle sue capacità allucinogene. Non fu così, e anzi la storia è ben più atroce:

“1905, Vaud, Svizzera. Jean Lanfray, un contadino di 31 anni, passa una nottata a bere di tutto: cognac, crema di menta, vino, brandy e… 2(!) bicchieri di assenzio. Torna a casa barcollando nella notte. Sibila e grugnisce mentre sbanda.  Una volta a casa ha difficoltà ad aprire la porta; la moglie lo sente rimestare nel chiavistello, si alza dal letto, lo vede ubriaco fradicio e inizia così un litigio furibondo. La calma torna solo a notte fonda. Due pallottole di piombo, per il contadino Jean Lanfray, valgono la serenità coniugale. Dopo aver fucilato la moglie, Lanfray ripete il gesto sui suoi figli”.

Dopo quest’evento furono raccolte 82.000 firme per il bando dell’assenzio, che giunse nel 1915 (era un periodo in cui l’alcolismo rappresentava una piaga enorme, e in America, nel ’19, tentarono di combatterla con il Proibizionismo).

Altre tre sono le leggende che circondano l’assenzio:

  • Nacque in Repubblica Ceca: Falso! Come abbiamo visto, nacque in Svizzera per mano di un medico francese. In Repubblica Ceca c’è solo una grande tradizione legata alla Fée Verte, e dopo il bando vi si continuò a produrre fino all’arrivo dei sovietici
  • Incendiare la zolletta di zucchero: va bene per i film e qualcuno lo fa. Ma sappiate che state rovinando il liquore
  • L’assenzio colorato. L’assenzio appena distillato è bianco, e diventa “verde foglia morta” solo quando vengono aggiunte le erbe necessarie. In passato, nei liquori più scadenti si aggiungeva addirittura il solfato di rame (altamente tossico), mentre gli assenzi colorati moderni (si trova anche nero!) sono ottenuti per mezzo di coloranti

In conclusione, l’assenzio, la Fata Verde, ha contribuito a costruire miti (quello dell’artista maudit), ed è divenuto mito esso stesso. E questo di solito capita a gente come Jim Morrison o Charles Bukowski, non certo a liquori nati come toccasana per mano di un medico che dai rivoluzionari era in fuga.

This post is also available in: English (Inglese)

Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.