lunedì, agosto 20, 2018
FINGER FOOD - foodiestrip
Foodies Legends

STORIA OCCIDENTALE DEL FINGER FOOD

Il finger food è per alcuni soltanto una nuova tendenza culinaria. Eppure in Occidente raccoglie un’eredità millenaria, mentre in altre culture rappresenta l’unica maniera di gustare il cibo

L’accezione moderna del termine finger food (che indica quel cibo che si gusta senza l’utilizzo delle posate) si è diffusa a partire dal 2002, quando cominciò ad essere utilizzata all’Expogast di Salisburgo.

Delle caratteristiche del finger food ne abbiamo già parlato in un articolo legato alle categorie foodiestrip. Oggi, invece, ci concentreremo sulla nascita del termine e sullo sviluppo storico di questa maniera di cibarsi. Rimarremo in Occidente, perché delle altre tradizioni se ne è discusso qui.

Nelle corti europee si è mangiato con le mani fino alla fine del 1600: ancora Luigi XIV si leccava le dita, e nella metà del ‘600 mangiare la carne con la forchetta era ritenuto inutile e dannoso, perché toglieva sapore alla pietanza.

Romani mangiavano distesi sul triclinio, posizione che facilitava la digestione e permetteva di mangiare di più, ma rendeva praticamente impossibile l’utilizzo di posate (anche se erano conosciuti mestoli – trulla – e cucchiai – ligula – di vario genere, come quello a punta che serviva per le uova e i molluschi.).

Di conseguenza sono i Romani ad aver inventato il finger food di tendenza: facevano preparare il cibo dagli “scissores”, ossia schiavi addetti al taglio delle pietanze, e i patrizi li mangiavano con le mani, o al massimo servendosi di ditali d’argento, che permettevano loro di non sporcarsi o scottarsi.

La misura dell’importanza data, almeno fino al 1600, al taglio e alla presentazione delle portate (aspetti fondamentali nel finger food moderno, che è debitore della tradizione culinaria giapponese) ci è data da trattati medioevali e rinascimentali interamente dedicati al taglio del cibo (su tutti ricordiamo “Il Trinciante” di Vincenzo Cervio, opera del 1581 che descrive la corretta maniera di tagliare un’infinità di pietanze, dal fagiano ad un semplice uovo).

La tradizione del finger food occidentale, per come la conosciamo oggi, ha trovato ormeggio negli anni che vanno dal 1919 al 1933, ossia nell’epoca del proibizionismo statunitense.

Negli speakeasy clandestini, infatti, i numerosi avventori accompagnavano il proibitissimo alcol con bocconcini sfiziosi, da consumare in piedi e rapidamente. Per i proprietari il finger food rappresentava un triplo vantaggio: facilitava il lavoro dei camerieri, invogliava la clientela a bere e ne evitava gli schiamazzi causati da una rapida ubriacatura.

Dagli speakeasy il finger food si trasferì presto in Inghilterra nei locali per aperitivo, ma questa è un’altra storia ancora. Una storia-cocktail che parte da Shakespeare e arriva all’happy hour.

 

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.