lunedì, agosto 20, 2018
Foodies Legends

STORIA SEMI-STORICA DELLA FORCHETTA

La forchetta ha avuto una storia a tratti travagliata, probabilmente perché forgiata dal demonio in persona. Ci ha pensato la lebbra a purgare dal male i suoi empi ed igienici utilizzatori

Anno domini 1003. La Terra, pur se piatta, esiste ancora, e il dragone dell’Apocalisse – Satana –  non è stato liberato. Eppure un’incosciente, forse ancora ebbra di gioia per aver avuto salva la pelle (e in fondo cos’è la “rinascita dell’Anno Mille” se non un profluvio di energie intellettuali scatenate da un generale sospiro di sollievo?) sbarca a Venezia per andare in sposa al figlio del Doge, portando con sé una panoplia d’attrezzi satanici.

Il suo nome è Maria Argyropoulaina, ed è la nipote dell’insensatamente crudele Costantino VIII, imperatore di Costantinopoli. Maria si lega, dodicenne, a Giovanni, figlio del Doge veneziano Pietro II Orseolo (quello per il quale è nata la festa veneziana detta della Sensa, in cui si celebra lo Sposalizio del Mare), ma i suoi costumi sono ormai corrotti.

Maria giunge nella sordida Venezia dell’anno 1000 con uno stuolo di eunuchi e servi, che di mattina raccolgono per lei la rugiada per il bagno (questa storia sarà ripresa da D’Annunzio per la sua meretrice Pantea), e inondano la sua camera da letto di incenso per coprire il fetore lagunare.

Poi, a pranzo, gli eunuchi la imboccano. Prima tagliano pezzi minuscoli dalle pietanze, li indorano con salse d’ogni tipo, e dunque li offrono alla discinta dodicenne con forchette d’oro a due o tre rebbi.

Ah! Orrore! Ah! Che abominio! Leziosità del genere sono accettabili solo alla corte di Belzebù! Che lo si dica! Che lo si scriva!

E Pier Damiani, santo riformatore e moralizzatore della Chiesa lo scrive nel De Institutione monialis, nel quale la forchetta diventa strumento del demonio, lusso diabolico e arnese scandaloso. E diventa anche un attrezzo che gli uomini devono rifuggire come la peste, se vogliono evitare di passare per effeminati.

Maria, dunque, non può che andare incontro ad una fine atroce, da contrappasso dantesco: le sue carni marciranno e cadranno a pezzi dalle ossa, poiché marcia è stata la sua condotta.

Così fu, o almeno così racconta Pier Damiani, che scrisse il suo trattato in un periodo post-scisma d’Oriente e il cui obiettivo era proprio quello di mettere in guardia i cattolici dalle decadenti usanze ortodosse.

Sta di fatto che, si trattasse di Maria o di Teodora (anch’essa dogaressa veneziana nata a Bisanzio, ma settant’anni dopo) la forchetta giunse in Europa dall’Oriente, e ricomparve dopo secoli d’oblio. Per un suo utilizzo diffuso, comunque, ci vollero secoli, e ancora Luigi XIV usava le dita a tavola.

Il successo della forchetta, però, è oggi completo…

Eh, lo so, Pier Damiani….Mala tempora currunt!

 

This post is also available in: English (Inglese)

Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.