CORONAVIRUS E RISTORAZIONE: IL DECRETO SPIEGATO BENE - Foodiestrip.blog
giovedì, Giugno 4, 2020
CORONAVIRUS E RISTORAZIONE: IL DECRETO SPIEGATO BENE
Cibo e salute

CORONAVIRUS E RISTORAZIONE: IL DECRETO SPIEGATO BENE

La crisi Coronavirus che sta colpendo l’Italia non solo ha bloccato molte zone del Paese con l’ampliamento della zona rossa, ma ha mandato in confusione anche i gestori di locali e ristoranti. Nell’ultimo decreto, quello dell’8 marzo, si fa infatti distinzione tra pub e ristoranti, cosa che potrebbe creare confusione. In più, l’apertura dei locali è limitata per orari e distanze di sicurezza. Ma vediamo nell’ordine di cosa si tratta nel concreto per poi andare ad enunciare una serie di consigli ai ristoratori.

I pub devono essere chiusi in tutta Italia

Nel caso dei pub non ci sono distinguo: non si può restare aperti. Per pub si intende tutti quei locali che somministrano bevande alcoliche e di conseguenza richiamano un gran numero di persone, creando assembramenti (nello stesso cluster ricadono anche le discoteche e le sale da ballo).

Nel decreto, difatti, si legge:

“sono sospese le attività di pub, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione”

Ciò è valido per tutta l’Italia, non soltanto per la zona rossa comprendente le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezi.

I bar e i ristoranti restano aperti, ma…

Discorso diverso per i bar e i ristoranti. Sul DPCM dell’8 marzo si legge:

“Svolgimento delle attività di ristorazione e bar, con obbligo, a carico del gestore, di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione;”

L’apertura è permessa dalle 6.00 alle 18.00 nella zona rossa, mentre non ci sono determinazioni diverse per le altre zone d’Italia, per cui le attività potranno mantenere gli orari consueti.

In entrambi i casi, però, si deve poter garantire la distanza di almeno un metro tra gli avventori. Si noti bene: tra gli avventori e non tra i tavoli. Alcuni locali si stanno già organizzando di conseguenza: chi ha la possibilità, ad esempio un lungo bancone come nel caso degli Autogrill, ha già previsto dei segnaposti (anche improvvisati, basta un po’ di scotch colorato per i meno esigenti) che garantiscano il rispetto delle distanze di sicurezza. Lo si è visto in un servizio giornalistico in Tv, seppure sulla base del decreto del 2 marzo era obbligatorio somministrare cibi e bevande solo su posti a sedere. Nel DPCM dell’8 marzo, però, questa precisazione sui posti a sedere è scomparsa.

Leggendo il decreto s’è creata confusione su un passaggio legato al punto “O”, quello riguardante le attività commerciali e i negozi. In fondo si legge: “in presenza di condizioni strutturali o organizzative che non consentano il rispetto delle distanze di sicurezza interpersonale di un metro, le richiamate strutture dovranno essere chiuse”. Questa precisazione non compare nel punto precedente in cui si parla delle attività ristorative ma il Ministero della Salute precisa che ciò vale anche per bar e ristoranti: se non si è in grado di far rispettare questa determinazione si dovrà restare chiusi.

Consigli e regole per i ristoratori

Ecco alcuni consigli (e una regola) indirizzati ai ristoratori:

1. in base al provvedimento del Garante per la privacy del 2 marzo 2020, è vietato utilizzare questionari per la raccolta di dati relativi agli spostamenti e allo stato di salute

2. Lavare le mani spesso e per almeno 20 secondi. Va bene qualsiasi sapone o, in alternativa, un disinfettante con più del 60% di concentrazione alcolica

3. Usare prodotti con etanolo e cloro per la sanificazione

4. Cambiare la tovaglia ad ogni pasto della clientela o, meglio, usare tovagliette monouso

5. Come imposto dal DPCM, evitare i contatti e mantenere la distanza di un metro, anche tra i dipendenti

6. Evitare il self service e sostituirlo, se possibile, con una somministrazione assistita

7. Sviluppare il food delivery e favorire la consumazione all’aperto

Aggiornamento 11 Marzo 2020

Sulla base del nuovo regolamento emanato l’11 marzo, bar, ristoranti e pub dovranno restare chiusi fino al 25 marzo. L’obiettivo è quello di limitare ulteriormente il virus. Nel frattempo, vi consigliamo di continuare a comunicare con i vostri clienti in questi giorni, magari lanciando qualche messaggio di speranza e alleggerendo l’atmosfera.

CURIOSITA’

La distanza di un metro, tra l’altro, è stata scelta sulla regola del “droplet”. Il contagio, infatti, avviene soprattutto per contatto con la saliva nebulizzata, magari tramite tosse o starnuto. E’ una distanza indicativa scelta dagli specialisti, seppure il contagio possa avvenire a una distanza persino maggiore. Di conseguenza, il droplet dipende da vari fattori ed è per questo complicato stabilire una distanza di sicurezza certa. Tutto dipende dalla densità delle gocce, la velocità d’espulsione e persino l’umidità dell’ambiente.

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.