FINGER FOOD O NON-FINGER FOOD? - Foodiestrip.blog
domenica, Ottobre 25, 2020
FINGER FOOD O NON-FINGER FOOD?
Guide e Consigli

FINGER FOOD O NON-FINGER FOOD?

Prima regola: non ci sono regole. È il Fight Club del finger food baby! E provate a raccapezzarvici!

Il mondo del “cibo-da-gustare-con-le dita” sembra in espansione, come il comunismo in Italia negli anni ’70. E al pari di quel movimento si sta scindendo in un’infinità di tendenze, generalmente in lotta tra loro.

Per alcuni, un’oliva ascolana fa parte dell’orbita finger food, per altri non lo è affatto. A questa seconda scuola di pensiero appartiene Sebastiano Rovida, uno dei massimi esponenti del “cibo da dita” in Italia, protagonista del programma televisivo “Finger Food Factory” e autore di vari testi sul tema.

Secondo Rovida, <<Il finger food non è assolutamente una ricetta “in piccolo”: mettere un’insalata di farro in un bicchierino, per esempio, non è finger food (ma una roba terribile, a parer mio): ma anche un bocconcino goloso e a suo modo perfetto come una oliva all’ascolana, da sola non lo è. Lo diventa se la si completa con una salsa di accompagnamento e la si munisce di uno stecchino o di una mini forchettina per poter essere maneggiata con facilità, senza sporcarsi le mani. In altre parole, finger food è un piatto da portata, cioè un piatto pensato nella sua concezione di insieme, in piccolo>>.

Per come Rovida intende il finger food, dunque, la presentazione e la completezza del piatto sono di centrale importanza. Ma Rovida, per sua stessa ammissione, è ossessionato dalla ricerca del boccone perfetto, ed è questo equilibrio che tenta di sperimentare in ogni sua ricetta.

Il finger food di Rovida, come di altri chef, rappresenta il vertice di questa categoria culinaria, e si serve di materie prime, abbinamenti e tecniche che difficilmente potrete ritrovare nei locali che abitualmente frequentate per aperitivo.

Più in generale, però, il finger food ha come caratteristica la sfiziosità (e quindi l’originalità del bocconcino non può essere accantonata, anche quando si accompagna alla tradizione), e deve utilizzare una presentazione che permetta di non sporcarsi, prevedendo l’uso di mini-forchette, involucri commestibili o meno, bacchette di bambù, coni ecc.

Nelle categorie foodiestrip, utilizzate per centrare i temi delle recensioni, il finger food è inteso in quest’ultima maniera. L’eccellenza difficilmente non è riconoscibile, ma anche nei locali e in quelle preparazioni meno ambiziose, il foodie potrà valutare la qualità delle mini-portate, ricordando anche il legame che intercorre tra questa categoria culinaria e cibo giapponese:

porzioni piccole ma intese come una portata completa per cura e abbinamento delle materie prime

originalità e attenzione nella presentazione (igienicità ed estetica)

qualità delle materie prime (un aspetto valido per ogni categoria di cibo)

Per approfondire la storia, in Occidente e nel mondo, del finger food, seguiteci qui!

 

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.