LE ETICHETTE E I SIMBOLI ALIMENTARI - Foodiestrip.blog
lunedì, Marzo 25, 2019
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LE ETICHETTE E I SIMBOLI ALIMENTARI

Tutti i prodotti alimentari sono etichettati con vari simboli. Ma cosa significano? Cerchiamo di comprenderlo, poiché possono risultare importanti sia per i ristoratori che per i clienti

I simboli che si vedono sugli imballi dei prodotti alimentari si sono moltiplicati negli anni. Orientarcisi non è facile, dunque abbiamo pensato di mostrarveli, così da aiutare i consumatori nella scelta dei prodotti.

Per quanto riguarda i ristoratori, invece, sarebbe utile e importante acquistare con saggezza i prodotti, anche basandosi su queste etichette. In alcuni casi è necessario comunicare la scelta dei prodotti come per quanto riguarda quelli senza glutine, Halal, Kosher o Vegan, mentre per altri è difficile che li si riportino sul menu o li si segnalino nel locale. Eppure sarebbe importante farlo: le attenzioni avute nei confronti dei clienti e dell’ambiente possono rappresentare un plus per la vendita, soprattutto in un mondo in cui le persone sono sempre più attente ai problemi sociali ed ecologici.

Halal

Halal significa letteralmente “permesso”. Tutto ciò che, per i musulmani non è “halal” è “haram”, ossia vietato. Il termine ha un uso molto ampio e fa riferimento a tutto ciò che un credente islamico può fare o non può fare ma in Occidente è generalmente associato al cibo.

I cibi vegetali sono sempre Halal, tranne nel caso in cui siano inebrianti.

Le carni, invece, possono essere vietate, come succede per il maiale e i suoi derivati. Le altri carni sono ammesse se vengono rispettati i principi di macellazione Halal. Quest’ultimi sono:

  • Il rispetto per il benessere degli animali
  • Gli animali devono arrivare vive al macello
  • I macellai musulmani devono pronunciare il nome di Allah prima della macellazione
  • Il sangue va completamente eliminato dalla carcassa poiché vietato
  • La macellazione deve essere attenta alla dignità dell’animale
  • La carne non dovrà essere contaminata con quella haram

Nel caso uno di questi principi finisca per essere compromesso, la carne sarà da considerare haram e non guadagnerebbe l’etichetta Halal

Celiachia

L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) ha registrato il simbolo della spiga barrata, che ora designa tutti quei prodotti idonei ai celiaci. Quest’idoneità si basa su una serie di controlli fatti sia sulla filiera produttiva che sugli stessi prodotti. In base ai dettami del Ministero della Salute e dell’Associazione, infatti, il contenuto di glutine deve essere inferiore ai 20 ppm.

 

 

Bicchiere e forchetta

Il Reg. CE 1935/04 (art.15) ha stabilito che i materiali e gli oggetti destinati al contatto con prodotti alimentari ma ancora non entrati in contatto con quest’ultimi devono essere segnalati con la dicitura “per contatto con i prodotti alimentari”. Il simbolo da apporre sull’etichetta è quello con bicchiere e forchetta stilizzati.

Questo tipo di informazione non è obbligatoria per quegli oggetti che sono chiaramente destinai all’uso alimentare. Si pensi alle caffettiere o ai contenitori usa e getta creati ad hoc per portare e consegnare le pizze. Lo si può notare, invece, sulle posate, i piatti e i bicchieri usa e getta e l’etichetta serve a informare i consumatori che il materiale di cui è fatto è adatto al contatto alimentare.

Vegan

Non ci sono ancora simboli ufficiali relativi all’alimentazione vegana (come abbiamo visto, succede diversamente per quelli legati alla celiachia).

Il simbolo, chiaramente, è legato all’esclusione di tutti quei prodotti che hanno a che fare con gli animali e i loro derivati. Il movimento vegano è particolarmente agguerrito ed in crescita, anche per un’esposizione mediatica ipertrofica, spesso dovuta a prese di posizione molto forti da parte delle associazioni vegan.

 

Codice a barre

Il codice a barre è particolarmente diffuso nella grande distribuzione, dove è nato per migliorare la logistica e ottimizzare il processo di incasso. Di codici a barre ne esistono molteplici, legati ai prodotti più svariati, da quelli industriali a quelli, chiaramente, alimentari. Per quanto riguarda il codice a barre usato nella gdo e nell’etichettatura alimentare, i numeri hanno un significato che hanno il seguente significato:

 

  • Le prime 3 cifre indicano il paese di produzione del prodotto
  • Le successive 4 cifre indicano l’indirizzo del produttore o del fornitore
  • Le 5 cifre seguenti riportano al tipo di articolo in questione
  • L’ultimo numero ha solo una funzione di verifica e non contiene ulteriori informazioni

Come si può notare, le prime cifre fanno comprendere la provenienza del prodotto, anche se spesso produzione e confezionamento non combaciano (è fondamentale leggere l’etichetta in quel caso).

Questi sono i codici che identificano le principali nazioni esportatrici di prodotti alimentari

  • India 890
  • Cina 690, 691 e 692
  • Germania 40,44
  • Taiwan 471
  • Francia 30, 37
  • Regno Unito 50
  • Giappone 49
  • USA 00
  • Canada 09
  • Italia 80
  • Spagna 84

I numeri da 200 a 299 indicano quei prodotti confezionati all’interno dello stesso negozio mentre nel caso particolare delle uova, le prime cifre indicano il tipo di allevamento (con lo 0 sono segnalate le uova biologiche, con 1 quelle allevate all’aperto, con 2 a terra e con il 3 le uova provenienti da galline in gabbia)

 

Quick response code

Il quick response code (o QR) è stato inventato da Denso Wave, una società giapponese, intenzionata a tracciare i processi Toyota. Oggi, questo codice di risposta rapida può gestire un’enorme quantità di informazioni, visualizzabili tramite smartphone con apposito lettore QR. Sempre più produttori lo stanno inserendo nei loro prodotti proprio per tracciare la filiera e consigliare, addirittura, alcune ricette.

 

 

Kosher o Kasher

Chi crede che il prodotto con marchio Kosher sia indirizzato e possa interessare solo chi è di religione ebraica sta prendendo una grossa cantonata. Fateci caso: il simbolo con u ed o è su tantissimi prodotti, alcuni dei quali famosissimi come la Nutella. Negli USA, i prodotti Kosher (o Kasher) sono venduti principalmente tra i non ebrei, che si fidano dei controlli fatti per ottenere questi alimenti.

Si tratta, infatti, di un cibo che deve essere conformi alle leggi del Kasheruth. Tali leggi sono applicabili a tutti i prodotti, sia dagli ingredienti di base come l’olio d’oliva che alimenti molto particolari come quelli dietetici.

La certificazione si ottiene per mezzo di associazioni rabbiniche, che si avvalgono di rabbini ed esperti appositi, i quali presiedono alla lavorazione degli alimenti.

La certificazione che si ottiene dopo la visita degli esperti non ha durata indeterminata e si rinnova, mentre può essere revocata a seguito di inadempienze.

Il cibo kosher o kasher si classific ain 3 modi: cibi  abase di carne, di latte e cibi parve.

I cibi parve sono quelli che non contendono né carne né latte.

I simboli, invece, sono 4:

  • UO-M (UO-Glatt) l’alimento contiene carne
  • OU cibo parve, ossia neutro, privo di latte e carne
  • UO-D alimento contenente latticini
  • UO-F prodotto a base di pesce

 

Il riciclaggio, tre frecce larghe

L’etichetta del riciclaggio si può trovare su tutti quegli imballaggi di carta o cartone. Accompagnato dalla scritta RESY indica una confezione riciclata al 100%. Il simbolo, ripreso dal nastro di Moebius, indica l’infinito e segnala che il materiale è riciclato o riciclabile.

 

 

 

Il riciclaggio, tre frecce strette

Si trovano sugli imballaggi della plastica e indicano la natura del materiale utilizzato per mezzo di una lettera e di un numero. Facilitano anche la raccolta differenziata

 

 

 

 

Il punto verde (Der Grune Punk)

Utilizzato un po’ in tutta Europa ma soprattutto in Germania e nei paesi del Nord, il punto verde segnala l’adesione ad un consorzio di riciclaggio dell’azienda che lo pone sui propri prodotti. Laddove tali consorzi esistono già, le imprese esportatrici lo aggiungono ai loro prodotti per segnalarne la riciclabilità.

 

 

 

 

FSC

Il Forest Stewardship Council (FSC) identifica tutti quei prodotti che contengono legno proveniente da foreste gestite secondo i migliori standard ambientali, sociali ed economici

 

 

 

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Alessio Poliandri
Mi chiamo Alessio Poliandri. E sono un informatico. Oltre che “business brother” di Fabrizio Doremi con cui oltre all’anno di nascita, condivido la fondazione di Wiloca, quella di Foodiestrip e tutta una serie di passioni che solo noi nerd possiamo capire. Ad esempio il tema di Star Wars. Per voi è una colonna sonora. Per noi è un inno. Con un rituale di iniziazione all’interno.