L’INVENZIONE DELLA PIZZA MARGHERITA E LA PIZZERIA BRANDI - Foodiestrip.blog
lunedì, Marzo 25, 2019
Curiosità

L’INVENZIONE DELLA PIZZA MARGHERITA E LA PIZZERIA BRANDI

La Pizzeria Brandi è riconosciuta per essere l’inventrice della Pizza Margherita. L’uomo che le diede il nome fu Raffaele Esposito. Ma fu davvero una sua invenzione?

Brandi è un simbolo di Napoli. La vecchia pizzeria, quella di Pietro Colicchio, che ai tempi si chiamava Pietro e basta! – nome incredibilmente moderno per una pizzeria ottocentesca – nacque nel 1780 (ricerche in corso potrebbero spostare la nascita al 1750: aspettiamo…).

Pietro fu l’uomo della Margherita. Il pizzaiolo che legò il suo nome ad uno dei piatti più famosi dell’intera gastronomia mondiale. Fu anche l’unico uomo, a quanto risulta dai documenti, ad inventare l’inventato. Il suo fu l’uovo di Colombo ma, anche per l’uovo di Colombo ci vollero fantasia e grandi capacità narrative. Le stesse che ha avuto Vincenzo Pagnani, il creatore della Carta d’Identità della Margherita, amico di vip e letterati nonché padre degli attuali gestori.

Ma un passo alla volta…

La nascita della Pizzeria Brandi, o meglio della Pizzeria “Pietro e basta…”

Pizzaiolo da “Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti” di Francesco De Bourcard

Come detto, la Pizzeria Brandi apre negli anni ’80 del ‘700, una quarantina d’anni dopo la più antica pizzeria al mondo, quella di Port’Alba.

La svolta arriva con Pietro Colicchio che la battezza “Pietro e basta…”.  La storia della pizzeria è anche interessante per gli uomini sui generis che l’hanno condotta: la napoletanità si ritrova in loro quanto nella pizza Margherita. Di Pietro il pizzaiolo, nel 1929, Michele Parise del Mezzogiorno scrisse: «subentrato in quegli storici locali; un qualunque Pasquale, Vincenzo o Raffaele vi sia subentrato o vi subentri, si è sempre chiamato e si chiamerà ‘Pietro il pizzaiolo’».

E in effetti sarà un Raffaele, Raffaele Esposito, a sostituire Pietro alla sua morte nel 1870. Pietro, senza figli o fratelli, cedette l’attività ad Enrico Brandi, che la passò a sua figlia Maria Giovanna Brandi e a suo marito, Raffele Esposito appunto.

L’invenzione della pizza Margherita

Pizzeria Brandi, 1953

Fu proprio Raffaele Esposito ad inventare la pizza Margherita. Nel 1889, i Savoia passarono a Napoli e soggiornarono nella Reggia di Capodimonte. Qui, con un’abile mossa politica, pensarono di passare per lo stomaco per arrivare al cuore dei napoletani. Chiamarono a corte Raffaele Esposito, poiché come scriveva in quegli anni lo stesso Michele Parise, «dal poeta illustre col monocolo, al giovane poeta in erba, pure col moncolo, al giornalista principe, al giornalista apprendista, dal magistrato a riposo, alla guardia borghese, dal più squisito gentiluomo, al più triviale ‘bazzariota’ (…) tutti aspettano e pregustano la loro pizza perché la pizzeria di ‘Pietro il pizzaiolo’ in via Chiaia angolo S. Anna di palazzo, è fra le più celebri pizzerie napoletane».

Esposito preparò 3 pizze e una lettera del capo dei servizi di tavola della Real Casa Camillo Galli, ancora conservata all’interno della Pizzeria Brandi, ringrazia il piazzaiolo napoletano per aver soddisfatto i gusti della Regina. Soprattutto quella con pomodoro, basilico e mozzarella era piaciuta a Sua Maestà Margherita, e da allora quel tipo di pizza tricolore prese il suo nome.

Ma la Pizza Margherita c’era già?

La targa commemortiva in onore dei 100 anni dall’invenzione della Pizza Margherita

Dipende dall’interpretazione di questo passo: «Le pizze più ordinarie, dette coll’aglio e l’oglio, han per condimento l’olio, e sopra vi si sparge, oltre il sale, l’origano e spicchi d’aglio trinciati minutamente. Altre sono coperte di formaggio grattugiato e condite collo strutto, e allora vi si pone disopra qualche foglia di basilico. Alle prime spesso si aggiunge del pesce minuto; alle seconde delle sottili fette di mozzarella. Talora si fa uso di prosciutto affettato, di pomidoro (pomodoro), di arselle, etc. Talora ripiegando la pasta su se stessa se ne forma quel che chiamasi calzone

A parte la bellezza di un pezzo datato 1858 e apparso su “Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti” di Francesco De Bourcard (indimenticabile l’uso del termine “oglio”), si può notare come si descriva precisamente una pizza in tutto identica alla Margherita tranne nell’uso del pomodoro, entrato negli ingredienti soltanto alla fine del ‘700. Passano qualche riga e il De Boucard ricorda come tra i condimenti in uso ci siano prosciutto, pomodoro ecc. E volete credere che il pomodoro non sia finito sulla pizza del secondo tipo? Quella con mozzarella, strutto e basilico?

Altre testimonianze sulla esistenza della Margherita (ah, comunque sia, il primato di Raffaele Esposito sta nell’intuizione di chiamarla così; ricordate l’uovo di Colombo?) vengono dagli scritti di un certo “Riccio”, che nel 1830 descrisse una pizza identica in Napoli, contorni e dintorni.

Le leggende che avvolgono la Pizzeria Brandi

Kaare Andrews, disegnatore di Spiderman e cliente della Pizzeria Brandi

Vincenzo Pagnani cominciò a gestire la pizzeria a partire dagli anni ’70, quando i Brandi scelsero di non proseguire l’attività di famiglia e la cedettero a lui, che aveva iniziato da loro come pizzaiolo. Fu Vincenzo, uomo di spirito e napoletano d’altri tempi, a raccontare alcuni gustosi aneddoti e leggende.

La prima narra della Bella ‘Mbriana, figura leggendaria napoletana, una sorta di spirito protettore della casa e della sua armonia. Negli anni ’50, l’intero coro del Teatro San Carlo frequentava la pizzeria. Una cantante triestina, tale Ferrara, scese in cantina in cerca della toilette: là, in quello che è tuttora un labirinto cresciuto all’interno di una casa trecentesca, vide apparire la Bella ‘Mbriana. Una figura diafana, amichevole e bella, che Pagnani non ha mai visto ma ha percepito più volte con scricchiolii e rumori sospetti. Lui la chiamava Chiara, poiché un giorno trovò in terra un biglietto con solo quel nome scritto.

Ma all’interno della Pizzeria Brandi sono successi fatti ben più lugubri.  Nel ‘25/’26, un uomo si suicidò nelle salette del piano superiore: voleva somigliare a Mussolini e si tolse la vita perché non poteva essere come lui.

Pagnani racconta anche storie narrategli da Pasquale Brandi, storie di carbonari e riti con pugnali, teschi e scene di violenza.

La pizzeria Brandi e la pizza Margherita: una storia destinata a rimanere inscindibile

Durante la crisi, la pizzeria Brandi ha dovuto chiudere a pranzo e mettere in cassa integrazione 11 dei 24 dipendenti. Si è rischiato, quindi, di perdere un patrimonio storico e non solo un’attività che dà lavoro a un buon numero di persone.

Per fortuna, la pizzeria è ancora là, a festeggiare e cuocere l’invenzione del suo pizzaiolo Raffaele Esposito. Negli ultimi tempi ha anche fatto causa a Google, reo di averla chiusa momentaneamente dal 25 aprile al 5 maggio 2016.

Dunque, la Pizzeria Brandi è sempre là, con gli eredi di Vincenzo Pagnani, a far pizze Margherita e a godersi una storia e delle frequentazioni che valgono una fetta d’Italia.

Pizzeria Brandi
Napoli

Vico Sant’Anna di Palazzo 1-2
Tel.: +39 081 416928

Foto di pubblico dominio, Wikimedia, Sami Keinanen

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Alessio Poliandri
Mi chiamo Alessio Poliandri. E sono un informatico. Oltre che “business brother” di Fabrizio Doremi con cui oltre all’anno di nascita, condivido la fondazione di Wiloca, quella di Foodiestrip e tutta una serie di passioni che solo noi nerd possiamo capire. Ad esempio il tema di Star Wars. Per voi è una colonna sonora. Per noi è un inno. Con un rituale di iniziazione all’interno.