Macellazione del maiale
lunedì, Ottobre 26, 2020
, MACELLAZIONE DEL MAIALE, ETICA E TRADIZIONE: UN FLUSSO DI COSCIENZA QUALUNQUE
Curiosità

MACELLAZIONE DEL MAIALE, ETICA E TRADIZIONE: UN FLUSSO DI COSCIENZA QUALUNQUE

Un articolo che voleva trattare di storia contadina e macellazione del maiale in concomitanza con l’ultimo giorno che la tradizione indica come utile per l’uccisione, il 17 gennaio. Alla fine abbiamo parlato anche di etica e tradizione

Maiali Hulk, maiali maltrattati, maiali nutriti con rifiuti, maiali che vivono in spazi tanto angusti da non poter allungare le zampe se non oltre le sbarre.

Maiali uccisi in casa, in base a una tradizione contadina che dura da millenni, meno ipocrita di quanto accade in uno stabilimento industriale, perché chi uccide ascolta le urla di una bestia che, per averle già sentite, sa a cosa va incontro.

L’esperienza è tremenda, perché uccidere è tremendo (qui, la forte scena dell’uccisione e macellazione del maiale nel capolavoro di Ermanno Olmi “L’albero degli zoccoli”, film sulla vita fine-ottocentesca nelle campagne). Ma spesso il rito contadino presuppone, come un’ideologia rivoluzionaria ortodossa, un’unica giustificazione morale bastante a sé stessa: si fa quello che si deve fare.

Giusta o meno che sia, la tradizione aveva un fondamento di necessità, riassumibile in un detto dialettale calabrese che recita: “Cu si marita esti cuntentu ‘nghiornu, cu mmazza u porcu esti contentu n’annu” (chi si sposa è contento un giorno, chi ammazza il maiale è contento un anno).

La storia del maiale al fianco e fin dentro le case dell’uomo ha inizio nel neolitico, ed è immutata e sempre diversa da secoli. Immutata perché tra i reperti archeologici etruschi di Bagnolo S.Vito (Mantova), pur trovando resti di suini (dal “sus” latino) non si trovano le parti destinate ai prosciutti, il che fa immaginare una massiccia esportazione, dalla zona, di pernae (prosciutti). Sempre diversa, perché nella preparazione, dal medioevo in poi, ogni famiglia contadina ha le sue usanze e i suoi segreti.

Ciò che non muta davvero mai è il periodo di macellazione, oramai rimasto codificato nelle campagne tra il giorno di Santa Lucia (13 dicembre) e quello di Sant’Antonio (17 gennaio). Il freddo è fondamentale per il mantenimento delle carni, mentre per le campagne si ritiene necessario macellare il maiale con la luna crescente, e al rito non devono partecipare le donne con le mestruazioni. Perché? Perché al principio contadino del “si fa quel che si deve fare” che sottende ogni azione, se ne aggiunge il secondo, anch’esso fondamentale: “s’è sempre fatto così, e così si deve fare”.

La conclusione che non c’è

Non so come concludere questo articolo. Forse non so nemmeno cosa volevo comunicare poichè mi sono ritrovato a parlare di tradizione partendo da temi etici.

Riflettendoci, so perché l’ho fatto. Da una parte ritengo giuste le questioni morali sollevate da chi difende gli animali. Dall’altra credo nella necessità (oggi sempre meno “necessaria”), e ho nostalgia di un mondo che appartiene alle comuni radici di un gran numero di italiani (e non solo di italiani).

Alla fine mi è chiaro cosa volevo esprimere qua, in poche righe. Darwin diceva che gli animali sono <<fratelli, compagni e schiavi>>, come l’uomo lo era (e lo è ancora, in alcuni casi), per altri uomini. Dunque sento di esprimere la scissione che ognuno di noi prova toccando certi temi, in cui etica e tradizione/abitudine/comprtamenti (in breve ciò che compone il nostro io) non sembrano potersi conciliare.

Ma mi piacerebbe che questo breve e superficiale pezzo, almeno nel finale, sia anche un invito a non rispondere con estremizzazioni ipocrite che, in pari grado, un rapporto asettico come quello industriale e posizioni intransigenti/dogmatiche/settarie impongono ad alimentazione e allevamento.

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.