IL BANCHETTO MEDIEVALE: UN ESEMPIO DI "MENU" - 1^ PARTE - Foodiestrip.blog
mercoledì, Settembre 30, 2020
IL BANCHETTO MEDIEVALE: UN ESEMPIO DI “MENU” – 1^ PARTE
Food Legends

IL BANCHETTO MEDIEVALE: UN ESEMPIO DI “MENU” – 1^ PARTE

Un paio di settimane fa vi abbiamo parlato dei banchetti e delle portate che si susseguivano alla tavola del Re Sole e di Luigi XV il Beneamato.

Avrete notato che si parlava di “servizi”, non certo di menu. Infatti il menu non è nato prima dell’Ottocento. E prima?

Per scoprirlo, vediamo un menu medievale, tra Duecento e Trecento. Anzi, scopriamo quelli che erano definiti come “servizi” di un banchetto.

I servizi, ossia le portate di un pranzo medievale

In pratica, i servizi erano organizzati sulla base dell’importanza dei convitati. I piatti migliori e più succulenti erano posti in prossimità degli ospiti più in vista o dei padroni di casa.

Questi ospiti di riguardo non sedevano, come capita oggi, a capotavola ma al centro. Qui erano disposti anche i servizi più invitanti, che diventavano meno di pregio quando ci si allontanava dai posti d’onore.

Dunque, non è un caso che nelle guide del ‘500 o del ‘600 si organizzassero ancora le tavolate sulla base del ruolo dei convitati e della forma della tavola. Queste, peraltro, nel Medioevo erano generalmente a U: lo spazio al centro era lasciato libero per gli spettacoli di giocolieri, cantastorie e buffoni.

Due delle particolarità di quest’epoca, il Basso Medioevo, erano appunto l’assenza di ipocrisia e il linguaggio diretto. In questo senso, ecco il racconto di un banchetto duecentesco che ebbe enormi sviluppi nella storia di Firenze. Tutto iniziò per lo scherzo di un giullare. Il brano è questo:

IL BANCHETTO MEDIEVALE: UN ESEMPIO DI “MENU” – 1^ PARTE
Un pranzo di Guglielmo il Conquistatore narrato dall’Arazzo di Bayeux, 1070-80 circa

Nel castello di Campi, Mazzingo Tegrini, celebrò, con molti invitati, con giostre e banchetti, la sua elevazione a cavaliere. Per far divertire i convitati, erano presenti  giocolieri, cantori e buffoni, spesso facevano”brutti tiri” agli invitati. Durante il banchetto uno dei giocolieri, sottrasse al cavaliere Uberti degli Infangati, il piatto ricolmo. A quei tempi  [1216] usava che nello stesso piatto mangiassero due invitati ed il compagno degli Infangati che era il cavaliere Buondelmonte dei Buondelmonti, si irritò per lo stupido scherzo. Ne nacque un diverbio, al quale partecipò anche Oddo Arrighi dei Fifanti, e si mise ad insultare l’Infangati,  quest’ultimo gli tirò il piatto. Ne nacque un tumulto, il banchetto  ebbe fine anzi tempo, le tavole furono tolte di mezzo, e il Buondelmonti eccecato dall’ira e dal vino ferì con una coltellata al braccio l’Arrighi.  L’offesa e il ferimento richiedevano o vendetta o  pacificacazione, col perdono scritto, sanzionato con un bacio. Nella riunione che gli Arrighi organizzarono fu stabilito di spengere l’odio e ristabilire la pace con un matrimonio fra le due famiglie: Buondelmonti e Arrighi. Il Buondelmonti avrebbe sposato la nipote di Oddo Arrighi figlia di Labertuccio Amidei. La pace fu fatta il contratto di fidanzamento venne esteso con atto notarile. Il giuramento pubblico alle celebrazione delle nozze doveva seguire di lì a poco. Il fidanzamento non piacque a Madonna Gualdrada, moglie di Foreste dei Donati. Certa che sua figlia fosse bella, cercò di far sciogliere la promessa di matrimonio, ed aspettò il Buondelmonte e gli disse: “ Sono veramente felice che abbiate gia scelto la vostra futura moglie, ma è comunque un vero peccato…perché avevo pensato di darti mia figlia…” e gliela mostrò. Il Buondelmonte fu fulminato dalla sua bellezza che rispose:” Sarei veramente un ingrato a rifiutarla, visto che l’avete custodita per me e io ancora non sono sposato!” e senza perder tempo, fece celebrare le nozze. Quando gli Amidei e gli Uberti, vennero a conoscenza dell’accaduto furono presi da tale collera  che l’unico modo per vendicarsi fu quello di uccidere il Buondelmomte,  la mattina di Pasqua.  Questo omicidio divise Firenze, alcuni  appoggiarono i Buondelmonti altri con gli Amidei. Scoppiarono così conflitti in città. Quando Federico II, re di Napoli, decise di aumentare il potere in Toscana per sferrare un attacco contro la Chiesa, appoggiò la fazione degli Amedei che cacciarono i Buondelmonti: così i primi si schierarono con l’imperatore, i fuggitivi con la Chiesa, i primi diventarono Ghibellini i secondi divennero i Guelfi.

Tornando ai servizi, ognuno di essi prevedeva che i piatti si lasciassero sul tavolo, e ciascuno si serviva da sé.

Come? Nel Medioevo ci si serviva con le mani.

La forchetta è un’invenzione posteriore e il suo uso cominciò ad essere diffuso nel ‘500.
Niente paura, però, perché prima del pranzo ci si puliva le mani con dell’acqua profumata, e delle bacinelle (acquamanili) erano sempre tenute sulla tavola per sciacquarle. Il tovagliolo, invece, comparve solo alla fine del XIV secolo, mentre il fatto che nel Medioevo si mangiasse sulle tavole di legno senza tovaglia è una leggenda: tutti, non solo i ricchi, le usavano, perché non farlo sarebbe stato un gesto di penitenza o una dimostrazione di assoluta povertà. Le posate, attorno al ‘300, non erano utilizzate se non per la lasagna (dalle fonti si legge: “Postea, comede cum uno punctorio ligneo accipiendo”, ossia “Poi si mangiano prendendole con un bastoncino di legno appuntito”).

Dunque, ecco il menu di un pasto medievale. O meglio, i servizi che lo componevano.

Il menu medievale

Colazione

La colazione è un aperitivo. Prima di entrare nella sala in cui si teneva il banchetto, infatti, le persone si fermavano in un altro ambiente dove su dei tavoli si potevano assaggiare frutta (fresca e secca) e vino dolce come Malvasia, vino greco, di Cipro o di Gaza. Il tutto si consumava in piedi, come per un moderno buffet.

Primo servizio

Nel primo servizio del periodo tra Duecento e Trecento si possono contare piatti che non hanno nulla a che vedere con i primi o gli antipasti odierni. Ecco alcuni esempi che, come detto, venivano serviti contemporaneamente sul tavolo.

La porrata verde di magro

Le porrate si distinguevano per il colore e potevano essere bianche, verdi o nere. Il colore dipendeva dal tipo di verdure a foglie che si impiegavano, in genere bietole, spinaci, crescione e, naturalmente, porri.

A questo tipo di zuppe venivano aggiunte lardo e pancetta o, nei giorni di magro, olio. Si tratta di un piatto povero, nato a seguito della carestia del 1322 che colpì l’Italia e le città toscane di Pisa, Pistoia e Lucca.

Gnocchi di formaggio fresco

Gnocchi= patate.

Sì, oggi certamente.

Ma nel Medioevo non era così. Nel Medioevo le patate non c’erano ancora, perché sarebbero arrivate dall’America.

Tra l’altro, fino al 1600, le patate furono ritenute soltanto ornamenti botanici. Poi, Francesco Redi le propose fritte al Granduca di Toscana, e da lì assunsero tutto un altro peso nell’alimentazione degli italiani.

Nel Medioevo, invece, gli gnocchi erano polpettine di farina, formaggio e torli d’uova (una sorta di pallotte cacio e ova abruzzesi, che però si fanno con il pane). A questi gnocchi si aggiungevano pezzetti di prugne bollite, e poi ancora prugne e gorgonzola per condimento (quest’ultimo era nato alla fine del VIII secolo).

To be continued…

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.