STORIA DELLA VEUVE CLICQUOT .“LA QUALITÀ È UNA SOLA: LA PRIMISSIMA”- Foodiestrip.blog
domenica, Settembre 15, 2019
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“LA QUALITÀ È UNA SOLA: LA PRIMISSIMA”. STORIA DELLA VEUVE CLICQUOT

Barbe-Nicole Ponsardin, vedova (in francese “Veuve”) Clicquot, ha inventato lo champagne per come lo conosciamo e, attraverso una miriade di avventure, ha reso famosa la Veuve Clicquot Ponsardin

La vita di M.me Barbe Nicole Ponsardin è un romanzo appassionante, nel quale una donna lotta contro una società nemica e fallocentrica. È una storia di comete e navi, che diverranno in seguito il marchio di una delle più grandi maison di champagne al mondo. È il racconto avventuroso della Grande Dame dello Champagne. Signori e signore, buon viaggio nella vita di Barbe-Nicole Ponsardin, Veuve (vedova) Clicquot…

La nascita e la famiglia di Barbe-Nicole Ponsardin, futura M.me Clicquot

Quella che sarà la Grande dame dello Champagne nasce il 16 dicembre 1777 da una famiglia borghese di Reims. Il nonno Adrien (1677-1775) era uno dei maggiori commercianti di stoffe cittadini. Il padre Nicolas ne aumenterà le fortune, sarà proprietario di alberghi, primo Presidente del Tribunale Commerciale e Consigliere Generale della Marna.

Fin da giovane, Nicolas si interessa di politica e, da buon arrivista, salta di partito in partito. La cosa non lo sfavorisce, anzi: a 28 anni entra nel comitato di incoronazione di Luigi XVI. Nonostante ciò, ha l’abilità di tagliare i ponti con l’aristocrazia in occasione della Rivoluzione. È così che lui, borghese, salva sia la testa che gli affari negli anni del Terrore. Di più: ad un certo punto abbraccia anche la causa giacobina, cosa che lo rende credibile pure agli occhi di Napoleone. Nel 1813, infatti, ospita in un suo albergo l’Imperatore dei francesi, che lo nomina prima sindaco di Reims e poi barone, titolo che gli sarà riconfermato negli anni della Restaurazione da Luigi XVIII.

Il matrimonio: Barbe-Nicole Ponsardin in Clicquot

A 22 anni, nel 1799, Nicolas Ponsardin organizza per Barbe un matrimonio fruttuoso. In quegli anni, il decadimento dell’aristocrazia impone un matrimonio borghese. Dunque, Barbe sposa François-Henri Clicquot, rampollo di una famiglia di banchieri, imprenditori tessili e possessori di vigneti.

La casa vinicola dei Clicquot, la Clicquot et Fils, era stata fondata nel 1772 e le prime vendite s’erano avute a Venezia e in Russia, a Mosca. Il merito dell’apertura ai mercati russi, austriaci e prussiani era stato di Louis Bohne, un tedesco che François aveva conosciuto a Basilea. Bohne, avendo notato che il mercato inglese era saturo soprattutto per la concorrenza delle altre maison vinicole (prima fra tutte la Moët) aveva cominciato a viaggiare verso est. Così, era diventato amico e favorito dell’Imperatore russo Alessandro I e della zarina Elisabetta, ai quali iniziò a vendere lo champagne Clicquot.

1805: la vedovanza e l’inizio dell’attività imprenditoriale di Barbe Ponsardin

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Madame Clicquot ritratta da Leon Cogniet

A 28, Barbe-Nicole rimane vedova. Suo marito muore per febbre tifoide e Barbe diviene l’unica proprietaria credibile dell’azienda: il suocero, vecchio e stanco, non ha intenzione di incaricarsi degli affari della maison. Ponsardin, però, lo prega di aiutarla a tenere aperta l’azienda, almeno per onorare la memoria del marito. Il suocero accetta ma non intende sovvenzionarla, per cui la vedova (che d’ora innanzi vestirà sempre a lutto) dovrà sobbarcarsi la gestione della maison da sola, nonostante la responsabilità della figlia Clementina, all’epoca di appena 6 anni.

È una scelta incredibilmente controcorrente in un periodo nel quale le donne non godono di credibilità. La vedova Clicquot deve vedersela con un ambiente estremamente maschilista. Fin dall’inizio fatica a ottenere dei finanziamenti che neppure il suocero vuole elargirle. Il vecchio Clicquot, infatti, considera le sue pretese imprenditoriali delle futilità femminili.

Per nulla scoraggiata, la sua prima iniziativa è quella di intraprendere un viaggio di 4 mesi per cercare finanziatori e riallacciare i rapporti con Luis Bohne e il commerciante Jérôme Fourneaux. Inizialmente, prova a rilanciare l’azienda attingendo ai fondi ottenuti con la dote di matrimonio. Presto, però, quei soldi non bastano più. M.me Ponsardin, infatti, vuole servire uno champagne diverso, completamente nuovo e capace di rinverdire la gloria dei vini della Sciampagna, la zona nella quale i Romani portarono i primi vigneti di Francia.

La nascita del primo champagne millesimato

Lo champagne, ai tempi del Primo Impero, è ancora un vino molto torbido, che non rispecchia più le necessità della nuova classe dirigente. La nuova società merita raffinatezze pari a quelle settecentesche e sia Bohne che il defunto François se ne erano accorti seguendo le armate napoleoniche nei viaggi di conquista in Europa. Di conseguenza, Barbe comincia a sperimentare, nel tentativo di migliorare la limpidezza delle sue bottiglie. Restringe quindi la produzione e comincia a provare nuove tecniche, anche se presto i soldi non bastano più e le banche non vogliono finanziarla, ritenendo il progetto troppo ambizioso.

In questo periodo, nonostante le difficoltà, Ponsardin tenta la creazione di uno champagne completamente nuovo, il millesimato.

Prima della vedova Clicquot, la tendenza enologica dei tempi era quella di mescolare annate diverse. Questo processo si rendeva necessario poiché la zona della Sciampagna, trovandosi oltre il 50° parallelo (la zona di vinificazione ideale è attorno al 45°), non produce annate con caratteristiche uniforme. Di conseguenza, il vino peggiore veniva tagliato con quello delle annate migliori precedentemente messe in riserva, così da creare delle bottiglie di qualità omogenea. In quest’ottica si inseriscono anche le famose cuvée, che rappresentano proprio questo metodo e la creazione di champagne tramite l’unione di uve provenienti da diversi cru (vigneti) del territorio. Il millesimato, invece, è uno champagne prodotto con uve della stessa annata e indica i vini di maggiore qualità. Questa differenziazione esiste ancora oggi, tanto che solo le riserve recano l’anno di produzione sull’etichetta.

Le guerre napoleoniche: anni d’oro per la maison Veuve Clicquot

Nel 1810, M.me Clicquot cambia nome alla sua azienda («Desidero che chi beve il mio champagne sappia quante difficoltà ho affrontato e quanto ho dovuto lottare per affermarmi, sacrificando la mia fortuna e la mia indipendenza»). La Veuve Clicquot Ponsardin, però, nasce anche per questioni burocratiche: ai tempi, una donna non aveva diritto a conti in banca ed assegni finché non si sostituiva al marito.

Sono anni sanguinosi e le guerre napoleoniche aumentano sia le vendite che i rischi per la nuova ditta Clicquot Ponsardin.

I soldati, infatti, bevono da sempre, anche se lo champagne è un vezzo da ufficiali. Le bottiglie sono fragili e le botti non preservano l’effervescenza dello champagne. È in questo periodo, poi, che nasce l’arte del sabrage, ossia l’usanza di aprire le bottiglie con la sciabola, tipica della cavalleria leggera e degli ussari. La pratica diventa molto comune anche per la diffusione di questi corpi armati e le feste a base di champagne si moltiplicano. Napoleone stesso ebbe a dire che lo champagne è, «nella vittoria, un merito; nella sconfitta, una necessità».

La Grande Cometa del 1811: un buon auspicio per la Veuve Clicquot Ponsardin

Sempre nel ’10, la maison immette nel mercato il primo millesimato e l’anno seguente la Veuve Clicquot anticipa il marketing moderno. Il 1811, infatti, è l’anno della Grande Cometa, che rimane in cielo per 260 giorni e viene popolarmente intesa come annunciazione dell’invasione napoleonica della Russia (1812). Anche Tolstoj, nel suo capolavoro Guerra e Pace, scrive di quell’apparizione: «… Era una notta gelida e chiara. All’entrare nella piazza Arbat (curiosamente, la via e la piazza Arbat, dove al 53 visse anche Pushkin, furono distrutte nel Grande Incendio di Mosca occorso nel 1812 in occasione dell’invasione napoleonica, ndr) un immenso spazio di cielo stellato e oscuro si aperse agli occhi di Pierre. Quasi nel mezzo di quel cielo, circondata da ogni parte e tempestata di stelle ma distinguendosi da tutte per la sua vicinanza alla terra, per la sua luce bianca e la sua lunga coda rivolta verso l’alto, si dispiegava quella enorme e brillante cometa del 1811 che, a quanto si diceva, preannunciava ogni sorta di orrori e la fine del mondo. Ma in Pierre quella splendida stella con la chioma raggiante non provocava timore alcuno…».

Se per i russi la cometa è davvero portatrice di sventura (e molto di più lo sarà per i francesi e Napoleone), per la vedova Clicquot è uno splendido veicolo di pubblicità. Anticipatrice nei tempi anche per le tecniche di vendita, M.me Ponsardin inventa “les vins de la comete”, tutti champagne millesimati, ancor oggi ricordati come i primi moderni per le innovazioni utilizzate dall’azienda. La cometa, poi, diviene uno dei 2 simboli del marchio Veuve Clicquot.

Il remuage: nasce lo Champagne moderno

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Il remuage è la fase 33, nella quale si vedono 2 addetti che rigirano le bottiglie per far scendere la feccia

Lo champagne della cometa non è soltanto un millesimato. Soprattutto, è limpido. Da secoli l’enologia cercava di eliminare la feccia e i lieviti dalle bottiglie. La Veuve Clicquot ci riesce con il processo di remuage condotto per mezzo del pupitre, che in Italia chiameranno “pulpito”. Si tratta di una tavola forata nella quale le bottiglie, terminata la fermentazione, vengono messe a testa in giù, così da far scivolare tutte le impurità verso il tappo. Poi, il tappo viene congelato assieme alla feccia e asportato rapidamente (questo processo è noto come dégorgement). Subito dopo lo champagne viene rimboccato con dell’altro champagne zuccherato (liqueur d’expedition) o con un liquore composto da vino, cognac, rum e zucchero. M.me Clicquot è eccezionale anche in quel processo di marketing che oggi si chiama localizzazione, accorgendosi in fretta che lo champagne rimboccato nel primo modo, essendo più secco, piace di più in America. In Inghilterra, invece, M.me Ponsardin invia gli champagne dolci e aggiunti di distillati, utili anche a coprire eventuali difetti, i più apprezzati dagli inglesi.

Quello appena descritto è il metodo champenoise o metodo classico. Ad inventarlo fu lei, la Signora Ponsardin, vedova Clicquot.

Il mercato russo in crisi: la Veuve Clicquot ‘contrabbanda’ champagne

Il vino della Cometa è un grande successo ma dopo il fallimento dell’invasione napoleonica, l’embargo rischia di mettere in ginocchio i commerci navali della maison. I rapporti con lo Zar, come abbiamo visto, avevano retto a lungo le sorti della Veuve Clicquot. Nel 1806, prima della nascita della figlia dello Zar Elisabetta Alexandrovna (morta per un’infezione a 2 anni), Buhne aveva scritto a Barbe dalla Russia. «La Zarina è incinta. Se nasce maschio, in tutta la Russia si berrà champagne a galloni. Non ne fate parola ai nostri concorrenti o si fionderanno qui…». Si narra che in quel periodo, nonostante i rapporti altalenanti e i tanti blocchi, lo Zar in persona attendesse le navi della Veuve Clicquot a largo di Kronstadt. Negli anni successivi, a causa dell’embargo, Bohne nasconderà le bottiglie nei barili assieme ai chicchi di caffè. Nel porto di San Pietroburgo, nel 1814, arriverà il primo carico post-embargo: 10.000 bottiglie di Veuve Clicquot. L’ancora diverrà l’altro simbolo del brand assieme alla stella e M.me Ponsardin seguirà personalmente i traffici navali e le esportazioni (nel 2010 sono state ritrovate, al largo della Finlandia, le più antiche bottiglie di champagne al mondo: sono Juglar e Veuve Clicquot, affondate in una traversata degli anni ’40 dell’Ottocento, ed alcune sono state assaggiate e ritappate: sono ancora bevibili).

La Russia rimane l’Eldorado anche dopo la caduta di Napoleone, quando M.me Ponsardin è costretta a sigillare le sue riserve di bottiglie per proteggerle dalla soldataglia che sta mettendo a ferro e fuoco la Francia. Una parte, però, ne offre agli ufficiali: un giorno, l’investimento le sarà ripagato. A Pietroburgo, infatti, il suo champagne verrà ribattezzato Klikoskoï e Pushkin lo celebrerà nei versi del suo poema Evgenij Onegin, nel quale lo definirà “bevanda degli dei”.

L’apice e il futuro della Veuve Clicquot Ponsardin

Dopo Waterloo, la Veuve Clicquot produce già 175.000 bottiglie all’anno da appezzamenti che arrivano a 515 ettari. Il motto di Barbe-Nicole Ponsardin non lascia dubbi sulle loro caratteristiche: «La qualità – dice – è solo una: la primissima». La sua invenzione, il remuage, in uso ancora oggi, è tenuta segreta in un piccolo paese per almeno 15 anni grazie alla collaborazione dei suoi ben pagati specialisti. Tutto è perfetto, fin quando Clementine non arriva in età da marito.

Sua figlia, infatti, non sembra in grado di portare avanti l’attività di famiglia. Suo marito, il conte di Chevigné, è uno squattrinato, donnaiolo e poetastro di nobile famiglia vandeana, bravissimo soltanto nello sperperare. Per loro e per lei, Barbe Ponsardin fa preparare una magione all’altezza e tutti si trasferiscono nel Castello di Boursault. Il conte, però, non gradisce l’esclusione dagli affari di famiglia e scrive racconti erotici con la Veuve Clicquot protagonista. In epoca vittoriana (la regina inglese era tanto puritana da mettere le mutande ai cavalli) simili storie fecero scandalo.

La Grande Dame dello champagne, però, non è donna che si scoraggia facilmente e trova il suo successore tra gli amanti che più le ricordavano, caratterialmente, il defunto marito.

Una prima relazione l’aveva avuta con George Von Kessler, mentre la seconda la legherà per sempre al giovane Edouard Werlé, 23 anni meno di lei e una mente brillante per gli affari. Dopo 20 anni assieme, Werlè, tedesco e di umili origini, lontano dall’essere un semplice toy-boy, eredita il timone dell’azienda e la risolleva da alcuni investimenti infelici. La vedova Clicquot, soddisfatta, si ritira a vita privata nel ’41 e vive i suoi ultimi anni all’interno del castello neo-cinquecentesco che aveva eretto per sé e la sua dinastia.

La morte e il lascito di M.me Barbe-Nicole Ponsardin, Veuve Clicquot

Sono anni di pace, nei quali fa da chioccia ad altre due grandi donne, M.me Pommery e M.me Perrier. Quando muore, a 89 anni, la Veuve Clicquot Ponsardin produce e vende 775.000 bottiglie di champagne all’anno.

Oggi, la memoria di una delle pioniere dell’imprenditoria femminile è tenuta viva dai premi che portano il suo nome, come quello vinto recentemente da Martina Caruso, Chef Donna dell’anno secondo la Guida Michelin.

Barbe-Nicole Ponsardin, vedova Clicquot non è stata soltanto La Grande Dame dello Champagne e la Regina Vittoria delle bollicine. È stata un simbolo d’audacia ed efficienza tutta femminile. Una suffragetta in anticipo di 100 anni sui tempi (le donne francesi ebbero il diritto al voto solo nel 1945). La sua vita è stata un’epopea a sfondo sociale e un manifesto sulla parità di genere

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.