LE FRAPPE ROMANE: IL PIÙ ANTICO (E DIFFUSO) DOLCE DEL CARNEVALE ITALIANO - Foodiestrip.blog
venerdì, Settembre 25, 2020
LE FRAPPE ROMANE: IL PIÙ ANTICO (E DIFFUSO) DOLCE DEL CARNEVALE ITALIANO
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LE FRAPPE ROMANE: IL PIÙ ANTICO (E DIFFUSO) DOLCE DEL CARNEVALE ITALIANO

Le frappe romane sono un piatto tipico del Carnevale italiano le cui origini sono lontanissime nel tempo. Ecco la storia delle frappe (o chiacchiere) e la ricetta per prepararle

Le frappe romane

In Italia, le frappe romane – o chiacchiere – si possono chiamare in 40 modi diversi. In pratica, ogni regione ha almeno un paio di termini per indicare il re dei dolci di Carnevale. Eccone degli altri: bugie (Piemonte), galani (Venezia), intrigoni (Emilia), crostoli (Veneto e Friuli), sfrappole (Bologna) ecc.

Ma se, pur cambiando il nome, le frappe sono tutte molto simili in Italia, il motivo è da ricercare nelle origini del piatto.

La storia delle frappe

Le frappe derivano dai dolci che i Romani preparavano per i Saturnalia, una festa che si teneva dal 17 al 23 dicembre (un periodo simile a quello del Carnevale attuale, soprattutto per quanto riguarda il giorno di inizio: il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio). Ai tempi si preparavano le frictilia: farina e uova fritte nel grasso o nell’olio. In pratica, la ricetta è praticamente rimasta invariata mentre la festività per la quale si preparavanp è nettamente cambiata.

Il Carnevale, origini della festa

Il nostro Carnevale, infatti, proviene sia dai Saturnalia che dal Carrus Navalis (più dalla seconda che dalla prima festa).

Come per il Natale, infatti, la Chiesa Cattolica ha provveduto a sostituire alcune festività pagane con quelle cristiane. Il 25 dicembre, giorno in cui si celebrava la nascita del Sol Invictus, è divenuto il Natale (nei Saturnalia che, come detto, terminavano poco prima, il 23, ci si scambiava dei doni, le strenne).

Il Carnevale, al contrario, è stato tratto dal Carrus Navalis, una celebrazione in onore di Iside, il cui culto era giunto a Roma dall’Egitto. Vi si celebravano la morte e la resurrezione: Iside aveva fatto tornare alla vita suo marito Osiride, recuperando con la sua nave i pezzi del corpo dell’amato.

Di conseguenza, la nave di Iside si issava su un carro infiorato e al suo seguito c’erano gruppi in maschera, composti persino dagli schiavi. Come per i Saturnalia, infatti, le leggi sociali si rovesciavano: l’imperatore e i senatori subivano satire o beffe, mentre il carro, girando per le campagne o le città, si fermava in alcuni punti per far sì che danzatori, giocolieri e indovini (quest’ultimi osteggiati per tutto il resto dell’anno) si esibissero. Le maschere, che impersonavano demoni e defunti, rendevano tutti uguali, donne, schiavi e bambini.

Insomma, la Chiesa non ha fatto altro che riutilizzare la festa del Carrus Navalis (probabilmente il termine “Carnevale” deriva da qui e non da “Carnem levare”, espressione scorretta in latino visto che “togliere la carne” si direbbe “sine carnem” o “vale carne”, tanto più che il periodo in cui non si può mangiare carne, per la Chiesa Cattolica, è quello successivo alla festa).

La festività romana, legata al culto di Iside, è stata perciò smembrata: la parte legata alla morte che tutto appiana (e per la quale si è invitati a godere dei piaceri) è stata trasformata nel Carnevale, mentre quella che faceva capo alla resurrezione è divenuta la Pasqua. Quest’ultima, rispetto all’antico Carrus Navalis, si tiene una settimana dopo, nella domenica successiva al primo plenilunio dopo l’Equinozio di Primavera.

Le frappe oggi

LE FRAPPE ROMANE: IL PIÙ ANTICO (E DIFFUSO) DOLCE DEL CARNEVALE ITALIANO

Nei secoli, le frappe sono rimaste praticamente invariate. Il loro successo nei secoli è probabilmente dovuto alla loro semplicità. Rispetto alle frictilia Romane (fritti-frictilia, lo stesso nome ribadisce la somiglianza) le frappe attuali hanno lo zucchero, che può essere anche a velo (ai tempi dei romani lo zucchero non esisteva e veniva sostituito dal miele).

La preparazione delle frappe

Ingredienti per 8 persone

  • 250 grammi di farina
  • 50 grammi di zucchero
  • 25 grammi di burro
  • 2 uova
  • 1 bustina di vanillina
  • zucchero a velo quanto basta
  • olio di semi di girasole

Disponete la farina a piramide sul tavolo e al centro mettete lo zucchero, con burro e due uova. Cominciate a impastare e unite la vanillina fino a formare un impasto liscio e compatto, privo di grumi. Poi, con il mattarello, stendete la pasta piuttosto finemente. Con la rotella tagliatela in strisce grossolane e, se volete, datele una forma a nastro. Ora, dopo aver fatto scaldare l’olio, gettate le frappe nella padella e friggetele. Una volta cotte e asciutte aggiungete dello zucchero a velo.

Frappe romane, le varianti

Le varianti delle frappe possono essere innumerevoli. In Umbria si aggiunge l’alchermes, al sud e in Sicilia il marsala (o addirittura cognac e limoncello), mentre i cenci toscani si inzuppano con il vin santo.

Insomma, nonostante le tante varianti (c’è ancora chi le frigge nello strutto, ad esempio), le frappe sono un dolce antichissimo e sempre molto amato. Inoltre, è forse l’unico dolce carnevalizio italiano che si mangia ovunque nella penisola, tanto da avere carattere nazionale. Questo perché, come abbiamo visto, è il più antico dolce del Carnevale. Anzi, del Carrus Navalis

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Ambra Del Moro
Mi chiamo Ambra Del Moro per dirla tutta. Sono laureata in Lingue Moderne e per dieci anni sono stata cittadina del mondo, risiedendo in ordine sparso tra Germania, Stati Uniti, Belgio e Disneyland. Per il momento sembra abbia messo radici. Nella gaudente Repubblica di Foodiestrip.