L'HAPPY HOUR, TRA VERMOUTH E SWINGING LONDON - Foodiestrip.blog
domenica, Ottobre 25, 2020
L’HAPPY HOUR, TRA VERMOUTH E SWINGING LONDON
Food Legends

L’HAPPY HOUR, TRA VERMOUTH E SWINGING LONDON

La nascita dell' happy hour, espressione che rimanda a Shakespeare, è legata a quella del vermut e degli speakeasy. Dal proibizionismo, quindi, si passa alla Swinging London e alla "Milano da bere"

“Therefore, my lords, omit no happy hour that may give furtherance to our expedition” (“Perciò, signori miei, non tralasciate i momenti piacevoli che danno avvio alla nostra spedizione”)

Ci piace pensare che l’origine dell’accezione moderna del termine “happy hour” sia proprio da ricercarsi in questi versi dell’Enrico V di Shakespeare, il cui significato va inteso come un invito a godere di ciò che si fa.

Più prosaica, e purtroppo più realistica, è invece l’ipotesi che l’espressione derivi dal periodo di ricreazione della Marina Militare USA.

Sta di fatto, comunque, che fino al proibizionismo per “happy hour” s’intendevano momenti di divertimento di qualsiasi tipo, ed è proprio nell’era degli speakeasy che nasce la moda di un incontro pre-dinner (nei ristoranti, per cena, non potevano essere serviti alcolici) nel quale l’alcol si accompagna a stuzzichini di ogni tipo (finger food).

Negli anni ’60 dagli Stati Uniti questa strategia di vendita viene ripresa nella Swinging London, dove alcuni pub cominciano a prevedere sconti per chi si presenta nel locale tra le 17.00 e le 18.00. Il volano per il successo lo danno anche le nuove frequentazioni: chi vuole l’immaginazione al potere si riversa in questi posti per vedere il jet-set e Georgie Best esagerare con “l’alcol, i soldi e le donne”.

Nasce così un’epica, e ben presto, in questi ambienti, i “fiori nei cannoni” divengono scorze di limone nei Martini. E in questi casi la fantasia da hippy-consumo finisce per accontentarsi di sostituire l’oliva alla scorza.

Il marketing ha vinto. E gli anni ’80 lo certificano.

Nel resto d’Europa, e in particolare in Italia, sono gli anni del “riflusso”, e la fuga dall’impegno politico è anche quella dalle osterie (che saranno costrette a reinventarsi per non scomparire), una fuga che termina nelle discoteche per il dopocena e nei locali pre-dinner tra le 18.00 e le 21.00.

Nasce, dunque, l’happy hour modernamente inteso: finger food a buffet o meno, cocktail, vermouth, birra o vino ad accompagnare i discorsi sulla giornata lavorativa, il prossimo impegno del Milan o la qualità del nuovo piumino Moncler.

Il tema delle discussioni, dunque, diventa più frivolo, anche perché condizionato dal volume della musica. L’aperitivo, da momento per uno scambio di vedute socio-politico-culturali si trasforma in happy hour da abbordaggio. Una discoteca, insomma, da frequentare al tramonto.

Ma se l’aperitivo in Italia o in Francia non è mai stato osteggiato dalle autorità, perché parte di una tradizione centenaria nella quale le armi del marketing sono giunte – spuntate – solo negli ultimi anni, in paesi come l’Irlanda, il Canada, il Regno Unito e alcuni stati degli USA, l’happy hour è stato regolamentato o bandito perché promotore di un uso smodato degli alcolici.

Dall’invenzione di Carpano, dunque, l’aperitivo ha dovuto imparare a difendersi.

Il vermouth ha perso il suo scettro, e la maniera di intendere questo momento di convivialità è cambiato.

Lo ha fatto in meglio o in peggio? Non lo sappiamo. Sappiamo, però, che ogni gestore dà al suo locale un significato, e offre una maniera di intendere l’esperienza. Questa diversità lascia spazi di sopravvivenza all’aperitivo tradizionale, che continua a resistere alla vitale – e a volte un po’ volgare – chiassosità dell’happy hour.

 

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.