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lunedì, Giugno 24, 2019
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LA SOCIAL MEDIA WEEK DI ROMA CONFERMA LE TESI DI FOODIESTRIP

Alla Social Media Week di Roma una ricerca TradeLab ha confermato i dati di foodiestrip sul business del fuori casa

“Il digitale, un asset importante per lo sviluppo del business del fuori casa”. Questo era il tema dell’incontro organizzato da Mixer in collaborazione con TradeLabEgidio Ottimo, partner di TradeLab, ha presentato una ricerca incredibilmente in linea con il monitoraggio dei dati effettuata in questi ultimi anni dal gruppo d’analisi di foodiestrip.

Secondo Ottimo, infatti, sono circa 79 miliardi gli euro spesi per il consumo di generi alimentari fuori casa, mentre a casa se ne consumano 156mld.

Nel mercato italiano, 38milioni di persone generano 12mld di occasioni di contatto l’anno, distribuiti su 340mila punti di consumo. Di quest’ultimi, bar e ristoranti la fanno da padrone.

Dei 12mld di occasioni, ben 6mld sono quelle influenzabili tramite marketing e pubblicità.

Il percorso decisionale di ogni avventore, infatti, prevede:

  1. Lo stimolo, ossia il semplice desiderio di cenare
  2. L’analisi, durante la quale ogni potenziale cliente esplora le opzioni possibili
  3. Il preacquisto: la scelta del ristorante e la prenotazione
  4. L’acquisto: l’ordinazione e la ricezione del cibo
  5. L’esperienza di consumo: la cena
  6. Il post-acquisto, ossia ilricordo della cena

Per ognuno di queste fasi dell’esperienza d’acquisto di un avventore, si possono utilizzare metodi di vendita, sia fisici (volantini, guide, pubblicità su radio, tv ecc.) che virtuali (e-mail, social media, siti web ecc.). Una delle particolarità del settore, inoltre, riguarda la ricettività dei potenziali clienti: l’88% dei frequentatori del fuori casa è interessato a ricevere informazioni in merito a eventi, iniziative, novità, offerte…

Per quanto riguarda i mezzi virtuali, il 43,9% delle persone viene raggiunta dalla pubblicità tramite facebook, il 31% dalle mail per un singolo evento, e il 17% dalle newsletter.

In questo quadro, il 67% dei possibili clienti utilizza internet sempre, o spesso, per cercare info sui locali.

Le attività più ricercate, invece, sono i ristoranti (74%) e le pizzerie (64%), seguiti da hotel (55%), pub/birrerie (22%) e dai locali per aperitivo.

In base ai dati TradeLab, poi, solo l’1% si serve spesso dei siti di prenotazione per riservare un tavolo in un locale, e addirittura appena il 13% conosce l’esistenza di queste piattaforme.

Più utilizzato, invece, è il servizio d’ordinazione via web, poiché in sei mesi il 12% delle persone monitorate ha pranzato ordinando direttamente da casa. Del restante campione, il 41% ha dichiarato di non ordinare su internet perché preferisce uscire e andare a cena fuori.

Nella fase di post-acquisto, e quindi dopocena o comunque dopo aver consumato, addirittura l’89% delle persone intervistate da TradeLab ha recensito o commentato un locale almeno una volta negli ultimi 6 mesi. Una percentuale simile (l’82%) ha invece pubblicato un’immagine dell’esperienza su un social almeno una volta in 6 mesi.

Per quanto riguarda le recensioni, Egidio Ottimo ha illustrato gli aspetti che più pesano sulla valutazione dei clienti e li spingono a commentare. Tali caratteristiche, d’altronde, sono le stesse prese in considerazione da foodiestrip all’interno delle proprie review: al primo posto, manco a dirlo, c’è l’accoglienza e la professionalità del personale (qua link sull’articolo che è già pubblico), che pesano sulle recensioni per l’8%; subito dopo il cliente tiene in gran conto l’allestimento dei tavoli e la presentazione dei piatti (7,4%), nonché l’arredamento e lo stile del locale (7,3%).

Dopo l’intervento di Ottimo, ha preso la parola Fabio Spada, ristoratore e presidente del Fipe romano. Spada ha descritto una situazione deprimente: se il web rappresenta una fantastica occasione di miglioramento per gli imprenditori del settore, le vecchie piattaforme di review finiscono per minacciare la credibilità e l’immagine dei locali. Non solo i vecchi siti non prevedono metodi di salvaguardia del lavoro altrui (o della buona fede dei lettori), ma neppure si preoccupano di appoggiare i ristoratori per mezzo di un sistema d’analisi dei dati (come invece accade in foodiestrip nella sezione dedicata agli owner)

La tesi di Spada, in conferenza, veniva confermata da Andrea Lamperti, direttore dell’Osservatorio Internet Media e Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano, per il quale le vecchie piattaforme rappresentano un vantaggio solo per quella piccola parte di ristoratori che hanno tempo e mezzi economici.

In sintesi, i dati di TradeLab e gli interventi di Lamperti e Spada, hanno prima sottolineato le tesi che sono alla base di foodiestrip, e poi hanno confermato i dati che il nostro team d’analisi ha ottenuto monitorando il mercato.

Se da una parte i ristoratori hanno sempre più bisogno di conoscere sia i processi di marketing che il mondo della promozione social e web, dall’altra non hanno trovato un vero aiuto nelle vecchie piattaforme, che anzi ne cospargono di fango le vesti. Ed è stato un peccato: la fetta di mercato in cui si colloca la ristorazione è ampia e in salute, e i proprietari avrebbero più di un’opportunità di crescita.

Ma proprio a causa dell’ampiezza del mercato, i clienti (i foodie!) finiscono accerchiati da un sistema di pubblicità e marketing che con l’avvento della realtà virtuale si è talmente ramificato da divenire tanto inaffidabile (esempio: le false recensioni o la creazione di locali-beffa su alcuni siti) quanto ossessivo (esempio: una posta elettronica piena di mail spazzatura).

Dunque è questo il valore della rivolta-foodiestrip: si sta rispondendo a chi domandava da tempo.

 

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