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venerdì, Luglio 19, 2019
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L’IMPORTANZA DEL CHECK-IN DI FOODIESTRIP PER I PROPRIETARI DI UN LOCALE

Punto e a capo: foodiestrip difende i proprietari dalle false recensioni come mai era accaduto prima

foodiestrip, prima community al mondo a raccogliere la sfida contro le food fake news, sta cercando di fermare, con la sua App uscita il 30 novembre, un vomitevole mercato della menzogna con il metodo check-in, la cui affidabilità è triplicata da metodi recensivi, di profilazione e valutazione totalmente innovativi.

Chiariamo subito che il check-in brevettato da Repeer e utilizzato per la prima volta da foodiestrip, non ha nulla a che vedere con quelli di altre app. Per la nostra community è un’arma capace di dimostrare la reale e prolungata permanenza di un recensore in un locale, tramite un processo certificato e controllato, mentre per le altre piattaforme rappresenta una semplice dichiarazione del passaggio in zona.

L’utente foodie interessato a recensire un’attività, dunque, una volta entrato dovrà necessariamente attivare il check-in (basta un click): da lì in poi la tecnologia creata da foodiestrip valuterà la permanenza dell’avventore in maniera intelligente, e in base alla categoria d’appartenenza del locale (il tempo necessario per consumare un gelato non è lo stesso che s’impiega per un pranzo di pesce).

Questo metodo preserva i proprietari da attacchi indiscriminati, magari provenienti da concorrenti diretti. Per fare ciò, infatti, un recensore prevenuto deve realmente entrare nel vostro locale, e passare un lungo periodo al suo interno.

Poniamo, però, che abbia avuto la pazienza e la sfacciataggine per farlo: come reagisce foodiestrip? Con la prassi: l’utente deve essersi iscritto e affrontare la recensione, anch’essi controllati e pensati per essere non-contraddittori. Inoltre, anche il metodo di valutazione e i voti sono pensati per massimizzare l’affidabilità.

Ma di questi ulteriori aspetti parleremo nei prossimi articoli.

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Fabrizio Doremi
Mi chiamo Fabrizio Doremi e sono un matematico. Ho cominciato a lavorare come consulente IT a 21 anni, poi ho seguito per sei anni lo sviluppo del progetto Conad.it (l’azienda con le persone oltre le cose) e a 28 anni ho fondato Wiloca, con cui ho curato il restyling digitale di Gambero Rosso. E tra il cibo venduto e quello mangiato mi è saltata in testa Foodiestrip. E adesso è realtà. E dato che ho appena passato i quaranta, è arrivata l’ora di tornare all’università per prendere una laurea in scienze della comunicazione. Che se i numeri dovessero venir meno, avrò parole per compensare.