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lunedì, Maggio 25, 2020
COVID, FASE 2 O FASE 3: COME E QUANDO RIPARTONO I RISTORANTI
Attualità

COVID, FASE 2 O FASE 3: COME E QUANDO RIPARTONO I RISTORANTI

I ristoratori e i titolari di attività legate al food&beverage sono spaccati sull'inizio del ritorno alla normalità, ossia la Fase 2 del post-Coronavirus. Ma come sarà questa fase e quando avrà inizio? Vediamolo assieme

Divisioni continue, pareri moltiplicanti e moltiplicati per un surplus di informazione che, da una parte, rischia di creare confusione e dall’altra porta all’indigestione e al rigurgito, al cambio-canale immediato appena si sente la parolina magica: Coronavirus.

È quello che sta capitando in questi ultimi giorni (lo si spera) della Fase 1 del lockdown. Una fase che terminerà il 3 maggio.

Poi si aprirà la Fase 2: anche qua, divisioni su tempi e modalità, con chi addirittura vorrebbe saltare direttamente alla Fase 3 per la riapertura dei locali.

Ora, posto che non si conoscono con precisione neppure i termini della Fase 1, più volte prolungata (3 aprile, 13 aprile, 3 maggio) figuriamoci cosa voglia dire attendere la Fase 3.

Inoltre, cosa sarebbe la Fase 3? La normalità? Alcuni ristoratori sembrano volerla attendere e nel frattempo sopravvivere con gli aiuti d Stato. In una situazione simile, è evidente, l’incertezza la farebbe da padrona: gli aiuti, come la Fase 3, quando arriveranno? Saranno sufficienti per tutti?

Dunque no: tentare di ricominciare, fare questo sforzo, sarà necessario da parte di tutti, clienti e ristoratori.

Se la Cina – che ha affrontato l’emergenza Covid-19 con estremo rigore – ha ritenuto giusto passare per una Fase 2, sarà bene lo faccia anche l’Italia. Inutile, in fondo, attendere una Fase 3 che non si sa quando e come arriverà.

Della stessa idea, tra l’altro, è il vicepresidente di Fipe Aldo Cursano, che a Dissapore ha detto: «Non si può pensare a una ripresa della vita sociale senza bar e ristoranti: il movimento della gente è intrinsecamente connesso alle nostre attività. Senza contare che una Fase 2 senza ristorazione implica un inevitabile aumento delle code di fronte ai supermercati. Non c’è Fase 2 né Fase 3 senza ristoranti, perché si può dire che il mondo inizia ad uscire di casa nel momento in cui noi riapriamo ».

Ma quando avrà inizio la Fase 2 per la ristorazione?

Al momento, la Fase 2 per la ristorazione dovrebbe avere inizio a metà maggio 2020, più precisamente il 18 maggio (con variazioni fino al 25 per tipo di locale). AGGIORNAMENTO DEL 26 APRILE: nonostante le iniziali speranze, la ristorazione ripartirà il 1° giugno 2020.

Fase 2, l’esempio cinese

Bruno Ferrari, chef che lavora a Shangai, ha fatto sapere in un video, ripreso dal Corriere della Sera, come si vive nella Fase 2 in Cina.

Dopo vari tentativi di riapertura, Ferrari ha riaperto il 6 marzo per una ventina di persone («Non male» dice lui), ma alla sera, a chiusura, ha ricevuto la visita di sette agenti di polizia. Hanno fatto foto e video, osservato i clienti e richiesto la documentazione: bisogna avere il termometro, misurare la temperatura e segnarla su un registro (temperatura, orario, nome dell’avventore, suo numero di telefono e orario d’uscita). Se la febbre è superiore a 37,2° bisogna rifiutarsi di farlo entrare e chiamare la polizia (c’è un numero apposito). Un cliente non può entrare senza mascherina.

Le persone non possono sedersi una davanti all’altra ma devono farlo affiancate, mentre tra i tavoli deve esserci un metro e mezzo (come minimo) di distanza. Terminato il pasto si deve indossare nuovamente la mascherina. In Cina, le autorità hanno imposto ai ristoratori una corposa documentazione con tutte le indicazioni da seguire, mentre vige un programma per la disinfezione di sala e cucina, da ottemperare con prodotti specifici. Una volta igienizzato il locale si deve firmare questo programma, subito dopo si può aprire. Se, al controllo, il registro non è firmato si incorre ad una sanzione. La polizia, in caso di reiterate mancanze (massimo tre), o fa chiudere il locale o emette una multa molto salata.

Come sarà la nostra Fase 2?

Ancora non lo si sa per certo ma probabilmente la Fase 2 italiana non sarà molto diversa da quella cinese. C’è chi parla, oltre che di mascherine, sanificazione e distanze adeguate, dell’installazione di barriere in plexiglass. Gli ingressi, come già avviene per ogni negozio tuttora aperto, saranno contingentati a seconda delle dimensioni del locale.

Molto probabilmente, però, quei locali (bar, ristoranti, pub ecc.) che hanno a disposizione suolo pubblico nelle vicinanze potranno sfruttarlo in deroga ai regolamenti comunali, pagando – naturalmente – il dovuto.

Inoltre, mentre il delivery, dopo un inizio a rilento, oggi ha aumentato le vendite online dell’81% (ben 30 punti percentuali in più della situazione pre-Coronavirus), si potrà puntare sull’asporto.

Fipe, infatti, sta spingendo affinché si possa ordinare la colazione e mangiarla lontani dal bar, oppure godersi il pranzo del ristorante preferito (o che si trova sotto casa) dove si vuole. Dunque, asporto, delivery e una riapertura soft saranno le chiavi per la Fase 2.

Una fase necessaria per tornare alla normalità, in cui tutto si giocherà sulla sicurezza. L’alternativa? Quella che non paga mai: l’immobilismo.

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.