GIORNATA MONDIALE DELL'ALIMENTAZIONE 2017: CHE FARE? - Foodiestrip.blog
venerdì, Luglio 19, 2019
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Attualità

GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE 2017: CHE FARE?

Ieri si è tenuta la giornata Mondiale dell’Alimentazione, e non è stata solo un evento simbolico. Rifugiati, immigrazione (e, in parte, terrorismo) sono conseguenza dei temi trattati dalla Fao

“Cambiare il futuro della migrazione. Investire nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale”. Questo era il tema della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2017, organizzata come al solito dalla Fao e alla quale ha preso parte anche papa Francesco.

Il Papa, nel suo discorso, ha fatto un parallelo tra “quel 16 ottobre del 1945 quando i governi, decisi ad eliminare la fame mediante lo sviluppo del settore agricolo, istituirono la Fao”, e la situazione attuale. Entrambi i periodi, infatti, sono caratterizzati da una “grave insicurezza alimentare e da grandi spostamenti di popolazione, con milioni di persone alla ricerca di luoghi in cui poter sopravvivere alle miserie e alle avversità causate dalla guerra”.

In perfetta sintonia con lo spirito dell’iniziativa della Fao, Bergoglio ha ribadito che la realtà odierna “domanda una maggiore responsabilità a tutti i livelli non solo per garantire la produzione necessaria o l’equa distribuzione dei frutti della terra, ma soprattutto per tutelare il diritto di ogni essere umano a nutrirsi a misura dei propri bisogni, partecipando altresì alle decisioni che lo riguardano e alla realizzazione delle proprie aspirazioni, senza doversi separare dai propri cari”.

L’obiettivo della Fao è quello di raggiungere la #FameZero entro il 2030, e per farlo la soluzione è quella che il filosofo sloveno Zizek ha definito “utopica, ma l’unica percorribile”: aiutare le popolazioni nei loro territori.

Per Zizek, inoltre, le crisi alimentari derivano più o meno direttamente dalla globalizzazione dell’agricoltura, poiché si sono trattate “le colture come merci, invece che come diritti vitali dei poveri del mondo”.

Da qui nascono i movimenti migratori degli ultimi anni. Ma se per Bergoglio i paesi sviluppati devono aiutare ogni essere umano a realizzare “le proprie aspirazioni, senza doversi separare dai propri cari”, il filosofo sloveno va oltre: “I rifugiati dovranno imparare a censurare i propri sogni: invece di inseguirli nella realtà, dovrebbero concentrarsi sul cambiare la realtà”.

Zizek chiede responsabilità al sistema capitalistico e alle vittime (i rifugiati appunto), che non dovranno più attendere l’aiuto paternalistico del sistema occidentale progressista.

La lotta per combattere le disuguaglianze, quindi, dovrà passare per i rifugiati e gli immigrati stessi, nonché dalle iniziative come quelle della Fao, volte a rivitalizzare i centri di produzione agricola laddove la globalizzazione li ha maggiormente colpiti (nei paesi del Terzo Mondo, dove il fenomeno crea fame e miseria, ma anche nelle zone interne della nostra Italia, che sta via via perdendo porzioni di terreni coltivati).

Eventi come quello della Fao vengono spesso scambiati per meeting di rappresentanza, con bei discorsi, ministri, auto blu e buffet finali. E nei giornali se ne fa semplicemente il resoconto.

Eppure, la Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2017 traccia delle linee guida per superare le disparità e il tema dibattuto dell’accoglienza agli immigrati, perché, come ha scritto Zizek: “Non basta fare (quello che noi consideriamo) il meglio per i rifugiati, accoglierli a braccia aperte, mostrare partecipazione e generosità al massimo delle nostre capacità. Lo stesso fatto che questo sfoggio di generosità ci faccia sentire bene dovrebbe indurci un sospetto: non stiamo facendo quel che facciamo per dimenticare ciò che è necessario?”.

E ciò che è necessario è andare alla radice del problema immigrazione (da cui deriva quello del terrorismo, che per Zizek nasce dall’invidia per lo stile di vita occidentale, capace di produrre nei terroristi una deriva nichilista e autodistruttiva). Ciò che è necessario è il programma #FameZero, perché non basta limitarsi “a rispettare gli altri: offritegli una lotta comune, perché i nostri problemi sono comuni: proponete un progetto universale positivo condiviso da tutti i partecipanti, e combattete per realizzarlo”.

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.