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venerdì, Dicembre 6, 2019
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Attualità

IL CIBO HALAL: CHE COS’È E QUANTO È ETICO

A Bologna, la preparazione di tortellini al pollo ha dato il via ad una polemica da campagna elettorale permanente. Molti hanno sproloquiato di cibo halal, tradizioni e Islam. Ma cos'è il cibo halal e quanto è etico?

Quando tra due vaiasse volano gli stracci, finisce spesso che sia un passante a prenderne uno in faccia.

È quello che è successo a Bologna la scorsa settimana. In piazza San Petronio il noto covo brigatista-buonista del “Forum delle famiglie” ha avuto l’eretica pensata di preparare un tortellino bolognese al pollo (notoriamente, il piatto tipico felsineo si prepara con il maiale), ribattezzandolo “tortellino dell’accoglienza”. Per chi? Ma per tutti! Dai musulmani agli anziani che devono tenere a bada il colesterolo.

S’è gridato alla bestemmia culinaria da parte di chi, contemporaneamente, fa presto a passar sopra ai precetti cristiani dell’accoglienza. E molto più semplicemente dell’ospitalità, perché in casa di ciascuno di noi arriva sempre l’invitato con particolari esigenze alimentari, che non mangia il pesce o l’avocado, il mais o l’agnello. Per questioni diversissime: allergie, intolleranze, scelte etiche e religiose.

Eppure, l’evento che era stato organizzato dall’arcivescovo di Bologna Mattia Maria Zuppi è stato «strumentalizzato», come ha detto lui stesso, e gettato nell’agone politico a uso e consumo dell’ampio partito dell’antimmigrazione (la proposta dei tortellini al pollo, peraltro, non è arrivata da nessuna rappresentanza musulmana).

In un clima simile, da campagna elettorale permanente, in cui una notiziola qualunque – priva di legami con la politica e lontana anni luce da discussioni etico-culturali – è divenuta un caso nazionale, è bene provare a fare chiarezza su ciò che veramente sia la cultura culinaria musulmana, perché purtroppo nel calderone c’è finito anche il cibo halal. E anche qua, inutile dirlo, l’opinione pubblica si è spaccata in fazioni, per definizione sempre poco equilibrate.

Che cos’è il cibo halal?

Halal indica tutto ciò che è lecito per la religione islamica in merito a regole di comportamento, linguaggio, abbigliamento e, appunto, alimentazione. Si contrappone, quindi, a tutto ciò che è haram, ossia “proibito”.

L’alimentazione islamica è disciplinata dal versetto del Corano, 16:114-115:

«Mangiate delle cose lecite e buone che la provvidenza di Dio v’ha donato, e siate riconoscenti, se Lui voi adorate! Ché Iddio vi ha proibito gli animali morti, e il sangue e la carne di porco, e animali macellati invocando nome altro da Dio. Quanto a chi v’è costretto, senza desiderio e senza intenzione di peccare, ebbene, Dio è indulgente e clemente»

Come si può intuire da un’attenta lettura, il versetto non ha un significato univoco e difatti sono varie le interpretazioni dei fedeli musulmani di questo brano. Noi ve ne elenchiamo tre. In più, l’obbligo è mitigato dalla necessità.

I tre modi di considerare un cibo “halal”

Dhabiha Halal

È la maniera più intransigente di considerare un cibo halal. Per chi la segue, un cibo non sarà proibito solo se segue le linee guida tradizionali indicate nella Sunna (il codice di comportamento). Di queste linee guida vi parleremo poco sotto.

Halal “Bismillah” (versione 1)

Secondo chi segue questa linea di condotta, le linee guida non hanno bisogno di essere seguite rigidamente e per mangiare il cibo senza patemi basterebbe recitare il “Bismillāh al-Raĥmān al-Raĥīm” (“In nome di Dio Clemente Misericordioso”)

Halal “Bismillah” (versione 2)

Secondo chi sostiene questa tesi, ogni cibo, proibito o lecito, diviene halal dopo aver recitato la preghiera.

Dunque, come si può notare, anche tra i musulmani ci sono modi diversissimi di vivere certi dogmi.

Le regole da seguire per la macellazione halal

Il regolamento è molto simile a quello che concerne l’alimentazione kosher (Ebraismo e Islam hanno molto in comune, così come accade per il Cristianesimo).

Molte critiche piovono su questo tipo di uccisione per il fatto che il sangue è un cibo proibito, per cui gli animali devono essere ben dissanguati (ciò può succedere solo se vengono sgozzati). Eppure, il nodo centrale del regolamento è quello di trattare con dignità gli animali ed evitargli traumi durante l’uccisione.

Ecco le 9 regole per la macellazione halal:

  1. 1. l’uccisore deve essere un adulto e, stranamente, può essere anche ebreo o cristiano. Insomma, deve essere un abramita, maschio, sano ed esperto di macellazione halal;
  2. 2. gli animali da macellare devono essere a loro volta halal (e quindi non sono accettati i maiali)
  3. 3. gli animali devono essere coscienti al momento dell’uccisione, seppure possono essere bendati per negargli la vista del coltello;
  4. 4. l’uccisione va fatta recidendo esofago e trachea, con la testa dell’animale rivolta verso la Mecca. La colonna vertebrale non deve essere intaccata ed è vietata la decapitazione;
  5. 5. l’animale va ucciso con un solo taglio. Un secondo trasformerebbe la carne in haram;
  6. 6. il dissanguamento deve essere completo e spontaneo;
  7. 7. l’animale si potrà macellare solo una volta che sia morto;
  8. 8. l’attrezzatura che viene utilizzata per gli animali proibiti non vanno usati per quelli permessi
  9. 9. anche i locali in cui viene eseguita la macellazione halal devono essere diversi dagli altri

Le questioni etiche del cibo halal e della macellazione rituale islamica

È evidente che il dissanguamento ha sollevato vari problemi di tipo etico nelle culture occidentali, che per la macellazione industriale ha già imposto un precedente stordimento e ha vietato lo sgozzamento.

C’è da dire, però, che si tende ad omettere il trattamento che per la legge islamica deve essere imposto agli animali. Un trattamento che è molto più umano e civile rispetto a quello cui sono sottoposti tanti maiali o galline nati e cresciuti in batteria.

Per la legge islamica, infatti, gli animali vanno rispettati e ben nutriti. L’utilizzo della benda, poi, è proprio per evitargli un inutile stress al momento dell’uccisione (un’altra regola richiede di affilare il coltello lontani dalla vista della bestia).

Arriviamo, però, al nodo centrale, il dissanguamento. È evidente che la pratica lasci perplessi, seppure le regole islamiche prevedano che l’uccisione sia la più rapida e indolore possibile (per questo, una delle regole impone di uccidere con un unico taglio). Comunque sia, Polonia, Svizzera, Austria e Danimarca hanno vietato la macellazione halal, poiché un animale muore per dissanguamento dopo almeno 20 secondi di sofferenza.

Secondo il Regolamento europeo (CE) 1099/2009, la macellazione rituale non è illegale, poiché le viene riconosciuta un’eccezione: nei casi comuni, la direttiva preveda l’uccisione previo stordimento.

Dunque, seppure in Italia e in gran parte dell’Occidente la macellazione halal è accettata e legale, sono gli stessi musulmani ad aver introdotto la prassi dello stordimento, che pure non è contemplato – come abbiamo visto – dai precetti religiosi islamici. Nonostante ciò, in alcuni paesi come la Malaysia, si usa lo stordimento come misura di gentilezza per gli animali. Precisamente, lo stordimento deve essere temporaneo e non deve provocare danni definitivi; se chi stordisce non è musulmano, sarà necessario che venga sorvegliato da un’autorità di certificazione halal (o da un musulmano); come per gli attrezzi della macellazione, anche quelli usati per stordire non devono essere utilizzati per animali haram.

Halal e crudeltà: il falso problema etico

Uccidere un essere vivente tramite dissanguamento è tremendo e dovrebbe essere evitato. Non è vero, però, che i musulmani sono respingenti, dogmatici e non sentono la necessità di riformarsi e avvicinare le altre culture. Stordendo le vittime, le autorità musulmane hanno dimostrato di voler venire incontro alla sensibilità occidentale (alla faccia di chi le considera monolitiche e non interessate all’integrazione).

E poi, siamo sicuri che il nucleo del discorso sia proprio lo stordimento? Per secoli, anche in Italia si è sgozzato i maiali e, in campagna, magari di nascosto, lo si continua a fare, con l’unico obiettivo di ottenere più sangue possibile per cucinare il sanguinaccio.

Come si è risolto questo problema? Uccidendo sul colpo animali che, però, hanno vissuto in mini-gabbie, sporchi e praticamente impossibilitati a muoversi. Questo è etico?

Se poi si vanno a confrontare il numero di animali morti con la macellazione rituale halal e quelli uccisi nella “manovia dei cadaveri”, non ci sono paragoni. Di più: se il problema è etico ed è legato allo sfruttamento e all’uccisione di forme di vita più deboli, non ci sono stordimenti che tengano: o si uccide o non si uccide.

In breve, eticamente si dovrebbe portare il ragionamento all’estremo e non fermarsi alla forma, ai secondi in più o in meno di sofferenza che si danno ad un altro essere vivente.

È un discorso pro-vegetariani? No, è un invito al ragionamento in profondità. È un invito a non banalizzare e a non generalizzare: i musulmani non sono biechi torturatori di agnellini e l’etica non è pasta di pane, modellabile a piacimento e per convenienza.

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.