TRUFFE RISTORANTI: LE PEGGIORI - Foodiestrip.blog
mercoledì, Novembre 20, 2019
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LE PEGGIORI TRUFFE SUBITE DAI RISTORANTI

Negli ultimi anni, si sono susseguite truffe nei confronti dei ristoranti. Ecco le tre principali, quelle più utilizzate dai truffatori per raggirare i ristoratori

E va bene, i ristoratori hanno le loro colpe ma pagano anche il dovuto (il ristorante veneziano che rifilò 4 bistecche e una frittura per 1143 euro a dei turisti giapponesi ha pagato una multa da 20.000 euro). E se sono dieci anni che si sente di giapponesi truffati (chissà perché le vittime sono sempre nipponiche poi), è anche vero che sono nati bollini antitruffa e gli stessi ristoratori onesti stigmatizzano certi comportamenti.

Ma mentre delle truffe dei ristoratori sappiamo tutto, quanti di noi conoscono quelle di cui i locali sono vittime predestinate? Ecco dunque, le tre principali truffe perpetrate nei loro confronti negli ultimi cinque anni.

1. La truffa del vino

Una signora distinta chiama un ristorante. In genere, le vittime sono locali di medio-alto livello, seppure non mancano ristoranti di poche pretese. La signora, distinta e con una perfetta dizione, fa presente al ristoratore la volontà di cenare nel locale per festeggiare un qualsiasi evento importante (un anniversario, una cena di lavoro ecc.). Per risultare ancor più credibile fa i nomi di clienti abituali o di riguardo, per poi chiedere la possibilità di ordinare un determinato tipo di vino. Si tratta naturalmente di un grande vino, un bordeaux ricercato e di difficile reperibilità. Subito dopo lascia il suo numero al ristoratore, con la richiesta di fargli sapere se il fornitore dell’attività lo ha disponibile. Spesso non lo è, per cui il raggirato richiama la signora per dirglielo. Al che, la truffatrice dà il numero di cellulare di un suo referente, il quale potrà portare il vino al ristorante. Poco dopo, la consegna viene effettuata e il vino pagato per cifre ragguardevoli, da vino d’altissima qualità. La fattura? Il corriere se la cava dicendo che la spedirà più avanti. Peccato, però, che nella scatola ci siano vini da massimo cinque euro. Una volta accortosi della truffa, il ristoratore prova a rintracciare la signora, il cui numero di cellulare risulterà già spento.

Negli ultimi tempi, questa truffa ha colpito in Emilia. L’ultimo ad essere raggirato è stato un imprenditore di Reggiolo, mentre la banda faceva capo ad un truffatore cinquantenne di Chieri

2. La fuga dopo il pasto

Di questo tipo di truffa ce ne sono tantissime versioni. Di cosa si tratta? Della solita fuitina dopo essersi rimpinzati alla grande. Eppure, la nuova frontiera vede come protagonisti degli insospettabili. Immaginate una famigliola perbene. Due giovani, ben vestiti, curati, entrano in un ristorante di pesce con i loro due bebè. Dopo aver mangiato di tutto, la moglie si alza portando con sé uno dei bambini. Il ristoratore non si allarmerà: è normale che una madre si allontani per far calmare il figlio piccolo. Dopo un po’, anche il marito si alza portando l’altro bambino. Anche qua, chi è di servizio non si spaventa, perché sul tavolo rimangono i vestiti e i giocattoli dei bambini. Passa del tempo, però, e nessuno torna. Quando ormai è palese che sono fuggiti, il personale s’accorgerà che i giocattoli sono rotti mentre i cappotti sono vecchi e lisi.

3. Il finto procacciatore di clienti

Questa truffa necessita di abilità e capacità di mantenere il piede in due staffe. In questo caso, infatti , i truffati sono sia i clienti del locale che il proprietario dello stesso. In pratica, il truffatore si presenta al ristoratore come procacciatore di clienti, accordandosi per portarne nell’attività sotto corrispettivo. La sera, quindi, si presenta nel locale, additando una bella tavolata come quella portata da lui. Ai clienti, invece, si presenta come il proprietario del ristorante. A un certo punto, il truffatore si avvicina al bancone, parla per un po’ con il titolare e torna al tavolo con uno scarabocchio su cui è scritto il conto. Una volta raccolto il contante (niente carta: «Il pos è rotto») fa finta di andare a fumare una sigaretta e si dilegua. Quando il vero titolare si presenterà al tavolo per presentare il vero conto, ecco che la truffa sarà svelata.

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Barbara Ficetola
Mi chiamo Barbara Ficetola e vissi d’arte. Prima ho frequentato l’Istituto d’Arte, e poi l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Ah, permettetemi di raccontarvi una leggenda. Immaginate una laureanda alla presentazione della propria tesi. Una commissione immancabilmente distratta, al pari della relatrice di tesi. Poi la ragazza comincia a narrare: parla d’arte, e di come farla percepire ai non vedenti del centro bolognese “Francesco Cavazza”. L’arte visuale per eccellenza da una parte, dall’altra chi non può goderne. Leggenda vuole che i ciechi videro, e la relatrice distratta pianse. Strane storie le leggende. Non hanno futuro. Non hanno passato. Ma lasciano visioni del mondo. La mia visione artistica ora la dedico a Foodiestrip. E, promesso, non mi occupo più né di futuro, né di passato, né di leggende.