CORONAVIRUS E FOOD DELIVERY: CONSIGLI AI RISTORATORI - Foodiestrip.blog
lunedì, Agosto 10, 2020
CORONAVIRUS E FOOD DELIVERY: CONSIGLI AI RISTORATORI
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CORONAVIRUS E FOOD DELIVERY: CONSIGLI AI RISTORATORI

L'emergenza Coronavirus ha portato molti ristoratori ad aprire il loro servizio di food delivery (o consegne a domicilio). Molti, però, hanno già rinunciato. Perché? Cosa bisogna fare per far sì che il servizio funzioni? Scopriamolo assieme

Il caos emerso dopo l’inizio dell’emergenza Coronavirus ha portato a una serie di gravi dubbi da parte dei ristoratori e, in definitiva, a una crisi notevole. Ma da una crisi c’è la possibilità di ripartire e, anzi, di ottenerne dei vantaggi. Non per tutti, certo, ma per alcuni sì. Vediamo, quindi, come ci si può rialzare, in breve tempo o con una strategia a lungo termine.

Per questo, a partire da questa settimana, iniziamo a dare dei consigli o delle informazioni che permetteranno ai ristoratori di orientarsi e reagire all’emergenza Covid-19.

I temi che tratteremo saranno 4, tutti fondati su alcuni metodi per affrontare e uscire vivi dal periodo di stasi dovuto al Coronavirus, ossia:

1. Invitare i clienti a regalare una cena (aperitivo, colazione ecc.) sospesa presso il vostro locale

2. Consigliare delle ricette da fare in casa

3. Continuare a comunicare

4. Il food delivery, conviene o no?

Partiamo proprio da quest’ultimo aspetto…

Food delivery e Coronavirus: un’occasione irripetibile?

Dipende. Non è detto, infatti, che con le persone chiuse in casa la scelta adatta per ogni ristorante sia quella di riconvertirsi in locale da consegne a domicilio. A dirlo sono gli ultimi dati, che non fanno registrare una crescita del giro d’affari e anzi segnalano una decrescita pari al 20%, poco meno di quanto era capitato a febbraio per i ristoranti etnici cinesi.

Dunque no, il fatto che le persone siano costrette in casa non è una possibilità per tutti, soprattutto per coloro che non hanno modo di garantire l’assoluta sicurezza delle loro consegne.

Perché le consegne a domicilio stanno funzionando solo per pochi?

Le cause della diminuzione delle consegne sono tre:

1. Timore da parte dei clienti di contrarre il virus per mezzo del delivery

2. Noia

3. Chiusura degli uffici

La paura del virus

Partiamo dal primo punto. In questo momento, ogni cittadino italiano (anche quello che fino a ieri rubava gli spicci dal portafoglio della nonna o, da milionario, si faceva passare nullatenente) è un ligio garante della Legge. L’anima da questurino è emersa fino a chiedere che nessuno girasse per strada, anche se da solo e per farsi una corsetta, cosa peraltro ammessa dal decreto del 9 marzo.

CORONAVIRUS E FOOD DELIVERY: CONSIGLI AI RISTORATORI

Figuratevi dunque quale può essere la reazione a un rider vittima della gig economy che giunge alla porta di casa, magari sudato e senza nessun tipo di protezione. Non è fantascienza: i rider hanno già protestato tramite le loro associazioni di categoria. Scrive Alessandro Trocino sul Corriere della Sera: “nei giorni scorsi [i rider] avevano denunciato i primi casi di contagio, spiegando di sentirsi trattati come «untori» e chiedendo un reddito garantito per stare a casa, come tutti. Quattro collettivi sindacali — Riders Union Bologna e Roma, Riders per Napoli e Deliverance Milano — denunciano i rischi a cui vanno incontro. E annunciano: «Noi ci fermiamo. Invitiamo le/i rider ad astenersi dal servizio fino a tutta la durata delle ordinanze restrittive»”.

Insomma, le associazioni di categoria, che curano gli interessi di questi giovani lavoratori nei confronti delle multinazionali della consegna a domicilio, chiedono ai loro associati di incrociare le braccia.

Ma se i rider hanno paura, i clienti sono sereni? Figuriamoci.

Dopo qualche giorno di confusione, poi, si è arrivati a un accordo tra Fipe e Assodelivery. Ecco i punti che ogni locale desideroso di fare food delivery deve rispettare:

Tutti devono seguire scrupolosamente le raccomandazioni del Ministero della Salute .

I ristoratori mettono a disposizione del proprio personale prodotti igienizzanti, assicurandosi del loro utilizzo tutte le volte che ne occorra la necessità e raccomandano di mantenere la distanza interpersonale di almeno un metro nello svolgimento di tutte le attività.

I ristoratori definiscono delle aree destinate al ritiro del cibo preparato per le quali osservano procedure di pulizia e igienizzazione straordinarie. Queste aree devono essere separate dai locali destinati alla preparazione del cibo.

Il ritiro del cibo preparato e la relativa consegna avviene assicurando la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e l’assenza di contatto diretto.

Il cibo preparato viene chiuso in appositi contenitori (o sacchetti) tramite adesivi chiudi-sacchetto, graffette o altro, per assicurarne la massima protezione.

Il cibo preparato viene riposto immediatamente negli zaini termici o nei contenitori permil trasporto che devono essere mantenuti puliti con prodotti igienizzanti, per assicurare il mantenimento dei requisiti di sicurezza alimentare.

La consegna del cibo preparato avviene assicurando la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e l’assenza di contatto diretto.

Chiunque presenti sintomi simili all’influenza resti a casa, sospenda l’attività lavorativa, non si rechi al pronto soccorso, ma contatti il medico di medicina generale o le autorità sanitarie.

Sono servite a tranquillizzare la popolazione? Lo vedremo nei prossimi giorni: è ancora presto per dirlo. Tanto più che ci sono ancora due aspetti che concorrono a frenare le consegne a domicilio.

La noia

Le persone a casa si annoiano. La maggior parte rimpiange il lavoro. La convivenza 24 ore su 24 con figli e mogli/mariti pesa. Per cui gli italiani si danno alla panacea di tutti i mali: il cibo. E per mangiare si improvvisano cuochi. La farina, sconosciuta fino a pochi giorni fa, si è meritata un intero articolo su “la Repubblica” del 16 marzo a firma di Caterina Pasolini. Di conseguenza, gli ordini nei ristoranti sono limitati. Si stancheranno di cucinare in casa? Può darsi…

La chiusura degli uffici

Il vero colpo al food delivery, soprattutto nelle grandi città, è stato dato dalla chiusura degli uffici e dal conseguente smartworking. Occhio, però, perché può essere un’opportunità.

Le conclusioni: food delivery, sì o no?

CORONAVIRUS E FOOD DELIVERY: CONSIGLI AI RISTORATORI

La risposta alla domanda sarebbe: “Sì, per alcuni e con determinate caratteristiche”.

Posto che la Fiepet- Confesercenti ha fatto notare che solo il 5% dei loro associati è attrezzato per offrire cibo a domicilio, è evidente che ci sono margini per tutti i ristoratori di sfruttare il food delivery.

I consigli ai ristoratori per avviare le consegne ai tempi del Coronavirus

Avviare il sistema delle consegne va fatto con coscienza. La linea guida principale è tornare al territorio. Lo stanno dimostrando alcuni casi di locali di quartiere che stanno servendo i loro clienti affezionati, quelli che li conoscono e si fidano. La consegna di cibo a domicilio, in questa fase dell’emergenza Coronavirus, deve essere affidata alla microdistribuzione e deve affidarsi alla rete di zona.

Dunque, sfruttate i legami territoriali del vostro locale. Per farlo avete a disposizione lo strumento che state utilizzando in questo momento: internet. Prendete il vostro sito, la pagina facebook e comunicate la vostra iniziativa di food delivery. Chiedete ai vostri clienti di sostenervi e rendeteli partecipi della preparazione dei cibi, nonché della vostra nuova vita nel mondo della ristorazione a domicilio. Il pagamento? A distanza, via web!

E’ anche un modo per tranquillizzare le persone. Di voi si fideranno, a patto, naturalmente, che seguiate il regolamento di sicurezza ed igiene riportato sopra, quello diramato da Fipe e Assodelivery.

E poi usate il vostro personale di sala per le consegne, lasciando perdere la grossa distribuzione: le persone potrebbero conoscere il vostro cameriere, non un rider qualunque. Tanto più che fare le consegne senza appoggiarvi a ditte esterne vi avvantaggerà economicamente: a voi e al vostro cliente costerà meno.

Insomma, provate il food delivery (contattateci su [email protected] per conoscere il nostro superconveniente servizio e avere info) partendo dal vostro territorio e seguendo i dettami di sicurezza. Potreste venire insperatamente premiati. D’altronde, che cosa avete da perdere?

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Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.