lunedì, ottobre 15, 2018
Linea Diretta

IN GUERRA PER LA MANCIA

A chi spetta la mancia? Sembrerebbe una domanda scontata ma non lo è affatto. Una certezza è che non spetta al proprietario. L’altra è che proprio il proprietario debba decidere a chi va. Ecco: le certezze sono esaurite

I proprietari devono anche fare attenzione: ad accaparrarsi la mancia dei dipendenti si rischia grosso. È del 2008, infatti, la sentenza del tribunale di San Diego (Stati Uniti) che condannò Starbucks a restituire 106 milioni di dollari a 120mila baristi. Ciò avvenne perché i manager della catena decisero di tenere per sé le mance lasciate al bancone, e di usarle per pagare lo stipendio a tutti i dipendenti, dirigenti milionari e supervisori compresi.

Chissà come si saranno organizzati i 120mila baristi al momento della distribuzione della mancia… Non è facile, infatti, riuscire a mettere d’accordo una brigata di dieci persone, figuriamoci 120mila teste pensanti.

E’ probabile, comunuqe, che gli innumerevoli baristi di Starbucks siano riusciti a dividersi i proventi molto più facilmente dei dipendenti del ristorante sotto casa vostra.

Il sito salabar.it ha posto 5 domande in base alle quali è bene organizzare la distribuzione delle mance. Sono quesiti imprescindibili, e vedremo presto perché. Le domande sono:

1. Sono mance individuali o comuni?
2. Se sono comuni, sono distribuite in parti uguali o differenziate per importanza?
3. Se differenziate per importanza, in quale misura?
4. Spettano solo al personale di servizio oppure anche agli altri reparti?
5. Se vanno distribuite, in quale percentuale tra i vari reparti?

La distribuzione delle mance deve essere chiara fin da subito. Lasciare che vadano interamente ai singoli camerieri che si occupano del servizio potrebbe comportare l’innesco di lotte intestine per il servizio del cliente notoriamente più generoso. Inoltre, la soddisfazione del cliente è sempre frutto del lavoro congiunto del personale di cucina e sala.

Se, invece, le si vuole dividere tra i dipendenti di sala, è bene decidere se è un bene riservare una percentuale maggiore al maitre o allo chef de rang.

Decidendo, al contrario, di distribuire la mancia tra gli appartenenti all’intera brigata, si tenta di accontentare tutti (anche se il personale di servizio è costretto a rinunciare a una parte dei propri introiti, che senza la cucina sarebbero stati maggiori) e si stimola la collaborazione tra colleghi. Per far ciò, comunque, è necessario che lo stesso proprietario partecipi alle decisioni e alla vita del gruppo, in modo tale da tenere sotto controllo l’umore dei dipendenti.

This post is also available in: English (Inglese)

Pierluigi Capriotti
Mi chiamo Pierluigi Capriotti per la precisione. Nonostante una laurea in architettura faccio il giornalista. Scrivo sull’onda di monomanie transitorie e di altre croniche come la lettura, il futbol, i viaggi e il cibo. Quando scrivo faccio molti incisi – perché mi sembra sempre che ci sia da dire di più. Perché negli incisi infilo le mie passioni. In modo che siano sotto gli occhi di tutti ma da scorrere con discreta disinvoltura. Non ho mai tenuto in grande considerazione la saggezza. E, graziaddio, questo mi ha permesso di partire, con un matematico spiritualcreativo, un ingegnere informatico che suona il tema di Star Wars con le palette del caffè e un businessnerd a bordo di Foodiestrip. Con biglietto di sola andata. Senza ipotesi di ritorno.