LIDIA BASTIANICH: LA STRADA PER IL SUCCESSO - Foodiestrip.blog
giovedì, Aprile 18, 2019
Storie di successo

LIDIA BASTIANICH: LA STRADA PER IL SUCCESSO

Lidi Bastianich è la madre di Joe ed è stata lei ad iniziare il percorso che suo figlio ha portato ai massimi livelli

«Molte volte (gli uomini, ndr) non sono semplicemente chef, ma artisti che pensano solo a esprimere la loro creatività. Manipolano il cibo e lo reinventano fino allo sfinimento. Non dico che non sia buono. Spesso, però, vanno oltre il necessario e sconfinano nell’arte. Mentre la vera cucina è femmina. Perché è voglia di nutrire. E noi donne, che allattiamo e sfamiamo la famiglia, questo istinto lo abbiamo dentro».

Sono parole di Lidia Bastianich, poco conosciuta in Italia e conduttrice da 100 milioni di spettatori in USA. Con i suoi programmi, uno su tutti Lidia’s Kitchen, Bastianich ha vinto anche un Emmy Award.  Il suo cognome, nel Bel Paese, rimanda a suo figlio Joe, imprenditore, amante del vino e volto noto di MasterChef Italia (è stato protagonista del format anche negli Stati Uniti). Lidia è sua madre.

Lidia Bastianich è una donna di successo e ha avviato un regno che con suo figlio è divenuto un impero da 30 ristoranti e un’azienda (è socio al 50% di Eataly, azienda fondata con Oscar Farinetti).

Ripercorrere il suo percorso è interessante per comprendere anche quello di suo figlio, fresco autore di una sorta di manuale del perfetto imprenditore nel settore ristorazione (Restaurant Man, edito da Rizzoli).

Lidia Bastianich, dall’Istria a New York

Lidia Matticchio nasce a Pola il 21 febbraio 1947. Vi rimane fino al 1956, quando per la diaspora istriana provocata dal dominio titino, i suoi genitori si trasferiscono a Trieste. Sua madre Erminia, nonna di Joe, lavora come cuoca presso una famiglia borghese della zona. Suo padre è un’autista.

Il 1958 è l’anno che le cambierà la vita: i Matticchio lasciano l’Italia e arrivano a New York. In un’intervista a Donna Moderna, Lidia Bastianich ricorderà quell’iniziale sradicamento: «Avevo 10 anni e l’Istria era sotto il regime comunista. Così, io e la mia famiglia siamo fuggiti a Trieste. Non avevo neppure salutato i nonni, perché non sapevo che non saremmo mai più tornati indietro. Quando l’ho scoperto, ho sentito che il cibo era l’unico legame con tutto ciò che avevo lasciato: un filo invisibile che riandava oltre il confine e arrivava fino al cortile della nonna, dove da bambina trascorrevo i pomeriggi a mungere le capre e a raccogliere le patate. Da allora, ho sempre cercato di ricreare i sapori e gli odori del mio passato».

La cucina italiana, quindi, era per la giovane Lidia un modo per mantenere una propria identità nello spaesamento della Grande Mela.

Il matrimonio e l’inizio dell’attività imprenditoriale

Nel 1966, Lidia sposa quello che sarà suo marito per 31 anni. Felice, Felix, Bastianich era un altro emigrato d’origine italiana e condivideva la passione della moglie per la cucina. Nella New York di quegli anni, dunque, la coppia apre il loro primo locale nel 1971. Si tratta del Buonavia e il loro primogenito Joseph ha appena 3 anni (sempre nel ’71, invece, nascerà anche la seconda figlia Tanya, anche lei socia negli affari di famiglia). Ai tempi Lidia aveva appena 24 anni e il locale va bene. Il segreto è quello che, anni dopo, suo figlio definirà come il più potente marketing plan al mondo: il made in Italy.

Sempre secondo Joe, il motore di quel primo debutto nel difficile mondo della ristorazione newyorchese fu la povertà del periodo italiano: «Le persone che hanno patito la fame vivono il mondo in modo drastico e drammatico. Ed è per questo che i miei genitori hanno davvero fatto i salti mortali per aprire il primo ristorante, nel ‘68, nella periferia di New York, il Buonavia». Sempre a Business People, Joe Bastianich ha ricordato di quel primo incontro con quello che sarebbe stato il suo futuro, la ristorazione: «La vita ruotava intorno al ristorante: lì si lavorava, lì si mangiava, lì potevo stare con i miei genitori, visto che erano impegnati tutto il giorno. Mentre io, da classico figlio di “immigranti”, vivevo a casa con i nonni, e con loro parlavamo in dialetto triestino tutto il giorno. Anche se stavamo nel Queens, casa nostra era una specie di “Little Italy”».

La creazione dell’Impero Bastianich

La passione, l’attenzione per la qualità e l’autenticità della cucina in un ambiente che scimmiottava i piatti italiani invece di rispettarne la tradizione permisero ai Bastianich di lanciare un paio di nuovi progetti. Sempre negli anni ’70, infatti, nascono il Villa Secondo e soprattutto il Felidia (Felice+Lidia).

Soprattutto il secondo diviene un punto focale della cucina italiana a New York, tanto che è proprio in quel ristorante sulla 57esima Strada che nel 1981 esploderà il fenomeno Bastianich, i quali ci puntarono talmente da vendere entrambi i primi 2 ristoranti.

Scommettendo su se stessi e sul Felidia, gli affari della famiglia crescono, sempre tenendo a mente il primo comandamento che lo stesso figlio Joe va propagandando a tutt’oggi. Se gli si chiede quale degli aspetti di un locale (servizio, qualità del cibo, location ecc.) deve essere maggiormente considerato, Bastianich risponde: «Il margine di profitto».  L’attenzione dei Bastianich, infatti, è andata oltre la cucina e Joe ha estremizzato le conclusioni che già erano di Lidia e suo padre Felice (i quali divorziarono a sorpresa nel 1997). Bastianich, infatti, ritiene che troppo spesso un grande cuoco perde di vista la parte imprenditoriale della ristorazione, che a suo modo di vedere deve restituire un buon 20% di profitti all’interno dei ricavi della struttura.

I programmi tv, il volano per il successo

Lidia Bastianich, come farà il figlio anni dopo, inizia a comparire in tv nel 1998. Si tratta di un periodo da pioniere. Programmi sulla cucina, ai tempi, sono all’inizio e lei si dedica alla preparazione di piatti tipicamente italiani.

I programmi televisivi, però, non le piovvero dal cielo.  Lidia, infatti, aveva già iniziato ad essere conosciuta al grande pubblico per mezzo di una serie di libri. Il primo è del 1990, quando viene pubblicato La cucina di Lidia. Sarà il primo di una lunga lista di pubblicazioni, tutte incentrate sulla cucina. Il più recente, invece, ripercorre un po’ tutta la sua storia e s’intitola My american dream: a life of love, family and food.

Tronando alla tv, in USA Lidia Bastianich è una vera e propria icona dei culinary shows. Nel 2013 è arrivata all’apice del successo andando a vincere il più grande premio televisivo al mondo, l’Emmy Awards. La signora Bastianich è anche sbarcata in Italia, dove ha condotto 2 edizioni (2014 e 2015) della serie MasterChef dedicata ai più piccoli, ossia Junior Masterchef, dove si è segnalata per la sua grande dolcezza. Ultimamente, infine, è anche apparsa su Rai 1 alla Prova del Cuoco.

L’impero di Lidia Bastianich oggi

Dopo aver narrato di aver cucinato anche per Papa Francesco nella sua visita a New York («Alla fine – ha confessato sempre a Donna Moderna – il Papa scendeva in cucina come fa un marito quando è a casa e la moglie è ai fornelli. È stato bellissimo»), oggi Lidia Bastianich continua a dedicarsi alla TV e ai suoi locali.  I ristoranti si occupano tutti di cucina italiana, di cui ha fatto una bandiera, mentre è socia degli Eataly di New York, San Paolo, Chicago, Boston e Los Angeles. Oltre ai 4 locali newyorchesi, poi, Lidia Bastianich possiede ristoranti a Kansas City, e Pittsburgh.

Il segreto di Lidia Bastianich

Nessun segreto. La Sig.ra Bastianich ha saputo centrare il famoso time to market, lanciandosi nel momento giusto in un settore che, anni fa, era alla ricerca della cucina italiana più verace e genuina. Una cucina che la fame e la nostalgia di casa aveva ben impresso nella sua mente.

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Ficetola Barbara
Mi chiamo Barbara Ficetola e vissi d’arte. Prima ho frequentato l’Istituto d’Arte, e poi l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Ah, permettetemi di raccontarvi una leggenda. Immaginate una laureanda alla presentazione della propria tesi. Una commissione immancabilmente distratta, al pari della relatrice di tesi. Poi la ragazza comincia a narrare: parla d’arte, e di come farla percepire ai non vedenti del centro bolognese “Francesco Cavazza”. L’arte visuale per eccellenza da una parte, dall’altra chi non può goderne. Leggenda vuole che i ciechi videro, e la relatrice distratta pianse. Strane storie le leggende. Non hanno futuro. Non hanno passato. Ma lasciano visioni del mondo. La mia visione artistica ora la dedico a Foodiestrip. E, promesso, non mi occupo più né di futuro, né di passato, né di leggende.